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Lunedì, 01 Giugno 2009 00:00

Democrazia?

Scritto da p.Domenico Cremona
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Il 2009 è un anno importante per lo scenario politico mondiale.
Partendo, a gennaio, con l’insediamento del nuovo Presidente degli USA, passando, a febbraio, per Israele, proseguendo, aprile-maggio, in India, per arrivare al voto di UE e Iran in giugno. Tutti paesi democratici, cioè dove il popolo, per definizione, è sovrano. Solo per definizione. Il bombardamento mediatico sull’elezione di Barak Hussein Obama non regge il confronto con i successivi appuntamenti politici. Eppure se si guarda queste elezioni democratiche dal punto di vista dell’importanza del popolo sovrano, abbiamo che la più grande democrazia del mondo è l’India che nei mesi di aprile e maggio (le elezioni lì sono spalmate su un mese con voto elettronico) ha chiamato alle urne 714 milioni di elettori; con lo stesso criterio al secondo posto c’è l’UE con quasi 400 milioni di aventi diritto al voto, e solo al terzo posto gli USA. Tuttavia le elezioni in India, come del resto quelle della UE, non hanno avuto la rilevanza mediatica degli USA e francamente non ne capisco le ragioni. Forse perché questa democrazia non l’ho ancora ben capita: non capisco perché ci sono democrazie di serie A e democrazie di serie B e soprattutto trovo poco democratico stabilire tali criteri. È solo un problema mediatico? Forse sì, ma non va sottovalutato; del resto si sa che nei paesi democratici i mezzi di informazione determinano i risultati elettorali. Ma non solo: attraverso il bombardamento mediatico, si stabiliscono criteri e valori di importanza spesso non oggettivi. Così la democrazia più importante del mondo, con un’economia e uno sviluppo paragonabile solo alla (non democratica) Cina, con il 40% della popolazione sotto i 35 anni, ha uno spazio marginale nel nostro sistema “democratico” di informazione. Io non sono un docente di geopolitica, ma non occorre essere esperti in materia per capire che l’elezione di Mr. Obama è importante sullo scenario mondiale solo in relazione con gli altri eventi democratici (e non) degli altri paesi. Il voto elettorale in India, in Europa, in Israele, in Iran (e quello pakistano del settembre 2008) ha un peso maggiore del singolo voto degli USA (attualmente ripiegati sulla propria crisi economica)...
Tutto questo votare e la manipolazione mediatica correlata è ragion sufficiente per affermare la democrazia? Anche in Iraq (elezioni provinciali febbraio 2009) e in Afghanistan (presidenziali il prossimo 20 agosto) assistiamo oggi ad elezioni democratiche ma è abbastanza per affermare che Iraq e Afghanistan sono ora paesi democratici e liberi?
E nella democratica-cristiana Italia con una legge elettorale (legge nº 270 del 21 dicembre 2005) definita “porcata” dallo stesso ministro autore (Roberto Calderoli) che democrazia viviamo? Si può ancora parlare di democrazia quando questa è disgiunta dalla giustizia, dalla cultura, dal senso civile, dal rispetto della dignità umana? Ha ancora senso parlare di democrazia quando l’indifferenza, il pregiudizio, il razzismo, la violenza, diventano “principi non negoziabili” all’interno di un sistema democratico?
Rimaniamo in tema di elezioni, delle elezioni appena svolte: la campagna elettorale nel nostro paese democratico è perennemente in corso, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana attraverso i talk show. Poi negli ultimi mesi precedenti alle elezioni ecco la democrazia che si manifesta in tutto il suo splendore: manifesti di tutti i tipi e misure con faccioni ammiccanti e sornioni invadono i muri e le strade delle città. L’affissione selvaggia dei manifesti elettorali è la cartina tornasole del livello di maleducazione e della pronunciata mancanza di senso civile e di come la politica e i suoi rappresentanti sono i primi a non rispettare le leggi (anche per cose molto più gravi delle affissioni elettorali). In Italia la legge n. 212 del 4 aprile 1956, regola i tempi, le quantità, le misure e, soprattutto, gli spazi consentiti per le affissioni elettorali, ma nessun partito rispetta tale legge.
La polizia municipale è incaricata di verificare le infrazioni, ma non di rimuovere i manifesti abusivi; compito che spetta ad una squadra speciale che nelle principali città va sotto il nome di “ufficio del decoro urbano” (recentemente il sindaco di Roma ha chiuso tale ufficio). E anche quando raramente la squadra specializzata del decoro urbano interviene, con tutta probabilità il manifesto abusivo asportato viene sostituito da un altro in poche ore. Dunque per tutto il periodo elettorale non si può sperare di liberarsi di tutti quei faccioni più o meno in posa. Ma cosa succede dopo? Chi viola le regole viene punito? No. Il nostro è un paese democratico che non può punire i politici. Le sanzioni vengono stabilite non in base alle infrazioni effettivamente riscontrate, ma per così dire a forfait, in proporzione della consistenza elettorale dei vari partiti (una specie di sistema proporzionale). Ma, soprattutto, dopo un po’ di tempo viene generalmente varato un condono (votato a grande maggioranza) che permette a tutti di cavarsela sborsando pochi euro. E continuiamo a credere che questa è democrazia? E che differenza c’è allora tra democrazia e partitocrazia?

“Dopo anni di riflessione sulle molteplici possibilità che ha uno Stato di organizzarsi sono arrivato alla conclusione che la democrazia è il sistema più democratico che ci sia.
Dunque, c’è la democrazia, la dittatura… e basta. Solo due. Credevo di più.
La dittatura in Italia c’è stata e chi l’ha vista sa cos’è, gli altri si devono accontentare di aver visto solo la democrazia.
Io, da quando mi ricordo, sono sempre stato democratico, non per scelta, per nascita. Come uno che quando nasce è cattolico, apostolico, romano. Cattolico pazienza, apostolico non so cosa vuol dire, ma romano io?!...
D’altronde, diciamolo, come si fa oggi a non essere democratici? Sul vocabolario c’è scritto che “democrazia” significa “potere al popolo”. Sì, ma in che senso potere al popolo? Come si fa? Questo sul vocabolario non c‘è scritto.
Però si sa che dal 1945, dopo il famoso ventennio, il popolo italiano ha acquistato finalmente il diritto al voto. È nata così la “Democrazia rappresentativa” che dopo alcune geniali modifiche fa sì che tu deleghi un partito che sceglie una coalizione che sceglie un candidato che tu non sai chi è, e che tu deleghi a rappresentarti per cinque anni, e che se lo incontri ti dice giustamente: “Lei non sa chi sono io!”. Questo è il potere del popolo.
Ma non è solo questo. Ci sono delle forme ancora più partecipative. Il referendum, per esempio, è una pratica di “Democrazia diretta”... non tanto pratica, attraverso la quale tutti possono esprimere il loro parere su tutto. Solo che se mia nonna deve decidere sulla Variante di Valico Barberino-Roncobilaccio ha effettivamente qualche difficoltà. Anche perché è di Venezia. Per fortuna deve dire solo “Sì” se vuol dire no, e “No” se vuol dire sì. In ogni caso ha il 50% di probabilità di azzeccarla. Ma il referendum ha più che altro un valore folkloristico perché dopo aver discusso a lungo sul significato politico dei risultati… tutto resta come prima e chi se ne frega.
Un’altra caratteristica fondamentale della democrazia è che si basa sul gioco delle maggioranze e delle minoranze. Se dalle urne viene fuori il 51 vinci, se viene fuori il 49 perdi.
Dipende tutto dai numeri. Come il gioco del Lotto.
Con la differenza che al gioco del Lotto il popolo qualche volta vince, in democrazia... mai!
E se viene fuori il 50 e 50? Ecco, questa è una particolarità della nostra democrazia. Non c’è mai la governabilità.
È cominciato tutto nel 1948. Se si fanno bene i conti tra la Destra – DC, liberali, monarchici, missini… – e la Sinistra – comunisti, socialisti, socialdemocratici, ecc. – viene fuori un bel pareggio. Da allora è sempre stato così, per anni!
Eh no, adesso no, adesso è tutto diverso. Per forza: sono spariti alcuni partiti, c’è stato un mezzo terremoto, le formazioni politiche hanno cambiato nomi e leader. Adesso… adesso non c’è più il 50% a destra e il 50% a sinistra. C’è il 50% al centro-destra e il 50% al centro-sinistra. Oppure un 50 virgola talmente poco… che basta che uno abbia la diarrea che salta il governo.
Non c’è niente da fare. Sembra proprio che il popolo italiano non voglia essere governato. E ha ragione. Ha paura che se vincono troppo quelli di là, viene fuori una dittatura di Sinistra. Se vincono troppo quegli altri, viene fuori una dittatura di Destra. La dittatura di Centro invece... quella gli va bene.
Auguri!!!”
La democrazia. Giorgio Gaber – Sandro Luporini 1996

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