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Lunedì, 01 Giugno 2009 00:00

Viaggio in alto mare

Scritto da Irene Larcan
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Nella Bibbia si ripete 365 volte l’invito “Non temere”. Una volta per ogni giorno dell’anno: c’è un progetto per ciascuno di noi, un progetto che prende il via tutte le volte che ci fidiamo di Dio, per il quale “neanche un capello del vostro capo andrà perduto”.
È facile fidarsi quando tutto fila liscio, quando ci sentiamo forti ed al sicuro, problematico quando siamo nelle difficoltà.
Chi di noi non si è mai trovato sballottato da “venti contrari” nel mare della vita? E chi di noi non ha vissuto momenti di paura, di delusione, di scoraggiamento?
“…La violenta tempesta continuava ad infuriare, per cui ogni speranza di salvarci sembrava ormai perduta” (At. 27, 20).
È il racconto dell’ultimo viaggio di Paolo, quello che lo condurrà a Roma per essere sottoposto al tribunale di Cesare, e che ci narra la tempesta ed il naufragio con l’approdo all’isola di Malta.
Un  racconto per noi significativo che fra Antonio Visentin, maestro dei novizi ed assistente della Fraternita di Chieri, ha scelto come riflessione per i partecipanti alla giornata di incontro delle fraternite del Piemonte qualche settimana fa.
Sono stati sottolineati: la situazione di prigionia di Paolo che, nonostante non sia più libero di decidere per sé e per la sua vita, è tuttavia un uomo libero, l’atteggiamento di benevolenza del centurione Giulio, i venti contrari e la navigazione pericolosa, il coraggio di Paolo ed il suo discorso di speranza, l’invito a prendere cibo, necessario per la salvezza, la necessità che tutti si salvino e non solo pochi.
La realtà del laicato e quella di alcune fraternite, come anche la situazione dell’Ordine e della Chiesa cattolica, sembra rappresentare bene l’immagine dei “venti contrari alla navigazione”: età avanzata, numeri sempre più esigui dei membri, senso di abbandono e scoraggiamento.
Nel racconto di Atti è chiaro il capovolgimento della mentalità del numero: basta una persona per salvare l’umanità. La presenza di Paolo salva tutti perché il centurione impedisce ai soldati di buttare in mare ed uccidere gli altri prigionieri. È ancora la presenza e la parola di Paolo che incoraggia tutti a prendere cibo, a prendere dalle sue mani il cibo per la vita spirituale. Paolo celebra “l’eucaristia” davanti a tutti e tutti rende presenti. Ciò che ci unisce è il sapere tutti di avere bisogno di cibo.  
Come applicare tutto questo alla nostra vita di laici domenicani?
Considerando la nostra vocazione ad essere predicatori del vangelo, annunciatori di speranza, come viviamo l’impegno assunto come cristiani e come domenicani?
Nella situazione di disagio, di insicurezza economica e sociale, la tentazione forte è quella di isolarci, chiuderci in una illusoria salvezza personale o familiare e chiudere gli occhi a quanto succede intorno a noi. Ho negli occhi e nel cuore le immagini di tanti gommoni carichi di persone che cercano uno spazio in cui trovare riposo, speranza, respiro per continuare la vita.
Viviamo in una società multietnica dove ormai si mescolano popoli, razze, lingue e culture, ma se apriamo il giornale, o accendiamo la tv, non mancano mai notizie su episodi di razzismo e di intolleranza nei confronti degli stranieri che vivono in Italia, ed ora anche la legge italiana si attrezza per essere più restrittiva e selettiva per l’accoglienza degli stranieri, “persone spesso vittime di pregiudizi ed usate come capri espiatori quando aumentano l’insicurezza economica ed il disagio sociale”. Così cita il manifesto per una campagna nazionale contro il razzismo, l’indifferenza e la paura dell’altro.
Solo riconoscendo a tutti il diritto ad una vita migliore, saremo capaci di vivere noi stessi una vita migliore.
Essere uomini e donne di speranza è essere capaci di mettere le mani là dove c’è il male con la certezza che il male non ci danneggerà. Abbiamo scelto di rispondere liberamente alla chiamata del Signore ad essere domenicani, allora seguiamo l’esempio di San Domenico che visse per anni fra gli eretici del Meridione della Francia, annunciando la Verità,  condividendo con loro il pane della vita e pregando “che ne sarà dei peccatori?”. La nostra salvezza non sarà mai a prescindere da quella di tutti. Buona navigazione!

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