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Martedì, 01 Giugno 2004 04:00

"Il vostro parlare sia: sì, sì, no, no"

Scritto da p.Ennio Staid
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LA GUERRA LA TORTURA LE BUGIE!

  Che triste sentire che i nostri governanti non sapevano niente!
Diario delle denunce di Amnesty Internazional: (Estratto da un documento di Amnesty in cui vengono riepilogate "LE GRIDA" di questa associazione. Denunce che tanti come me conoscevano ma di cui in "alto loco" non sapevano nulla):

"24 marzo 2003.
Amnesty scrive al ministro degli esteri Frattini e al presidente del Consiglio Berlusconi ponendo 10  specifiche domande volte a responsabilizzare anche l'Italia sulla necessità di rispettare il diritto internazionale dei diritti umani e il diritto umanitario dei conflitti armati. Nessuna risposta da parte del presidente del Consiglio; il ministro Frattini accetta di incontrare una delegazione di Amnesty.
4 aprile 2003.
In un incontro con il ministro Frattini Amnesty presenta le proprie preoccupazioni per il trattamento dei prigionieri da parte degli Stati uniti, denunciando in particolare la situazione dei detenuti di Guantanamo. Al termine dell'incontro, la Farnesina ricorda in un comunicato "il tradizionale impegno dell'Italia nel settore dei diritti umani("¦) in particolare per il pieno rispetto delle convenzioni di Ginevra."
13 giugno 2003.
Amnetsy invia al ministro Frattini e al presidente Berlusconi un memorandum in vista del semestre di presidenza italiana dell'Ue. Tra i punti evidenziati la tortura e il rispetto dei diritti umani in Iraq.
3 luglio 2003.
Il sottosegretario agli esteri Boniver risponde ad una interrogazione parlamentare di un deputato che citava le prime denunce di Amnesty sulle torture in Iraq "¦"in ragione anche della presenza di soldati italiani in Iraq, il governo assuma le opportune iniziative per accertarsi sulle condizioni di detenzione dei prigionieri iracheni.. e quali iniziative intenda assumere".
16 luglio  2003.
Amnesty invia NUOVAMENTE il memorandum al presidente Berlusconi al ministro Frattini poi anche a Maroni, Martino, Giovanardi, Buttiglione, Pisanu, Bossi, Castelli, Marzano, Prestigiacomo, Tremaglia. In risposta Frattini rassicura sull'importanza dei diritti umani nella politica estera italiana e una lettera del capo gabinetto del ministro Martino..."
Che confusione! Prima nessuno sapeva, poi si è saputo e ci si è scandalizzati, di seguito ci siamo sentiti orgogliosi della nostra democrazia che sa denunciare mentre"¦
Non vi sembri uno scherzo di cattivo gusto perciò parlare anche noi della tortura e, apparentemente, fare ironia su una realtà di cui oggi tutti parlano.
La tortura si è sempre praticata in ogni continente e sotto molte bandiere, ma  in questi giorni è tornata alla ribalta, in modo macroscopico, per merito delle democrazie occidentali. L'Occidente (gli Stati Uniti e l'Inghilterra) è così democratico da mettere in piazza ciò che prima faceva in segreto. Molti infatti sostengono che questo mettere in piazza i drammi della guerra sia un fiore all'occhiello delle democrazie autentiche. Cosa che i paesi non democratici si guardano bene dal far sapere. L'orgoglio di codesti commentatori consiste nel fatto "che l'altra parte è del tutto priva di corrispettivo". Forse, questi commentatori, vogliono dire che "gli altri" si vergognano di far sapere che usano la tortura. Noi no! Gli altri, purtroppo, usano ancora il motto sempre valido: "Vizi privati, pubbliche virtù". Noi no!  E questa, sempre a detta di costoro, non è una conquista da poco.  Da ciò posso dedurre che, per grazia di Dio, noi  non siamo come Saddam Hussein che torturava nel segreto chi avesse osato dire che in Iraq esisteva la tortura. Noi se torturiamo lo facciamo sapere, prendiamo posizione, e bolliamo come infami coloro che si macchiano di così orrendi crimini. Sarebbe come dire: violentiamo come gli altri ma abbiamo poi il coraggio di denunciare la violenza fatta. Oppure sosteniamo, come è avvenuto, che "non sapevamo nulla" e ci rallegriamo sentendoci innocenti e con le mani pulite.  Che tristezza!
Che tristezza che politici che si professano cristiani, possano sentirsi giustificati, perché hanno denunciato il male o se ne sono lavati le mani dicendo di non sapere nulla di tali atrocità,   scaricando su alcune mele marce il danno arrecato.
 Ma il male è iniziato quando si è invaso con i carri armati quel Paese convincendoci che si faceva una guerra preventiva per liberarci dal terrorismo e, nello stesso tempo che avremmo portato la democrazia in quel Paese. Ora il terrorismo non solo non è stato vinto, ma si è propagato con più violenza e la democrazia che volevamo portare ha portato solo morte, torture, fame, distruzioni, inquinamento, odio che si allarga  ogni giorno di più. Ci si dimentica che  non si può guarire un male con un male peggiore; ed il fine buono non giustifica mai i mezzi cattivi. Quindi, ammesso e non concesso, che gli occidentali sono andati a fare una guerra preventiva in Iraq per portare a quel popolo la democrazia, questa non la si può imporre con il mezzo cattivo delle armi.
Mi domando: come faranno gli Iracheni a vedere in questi cristiani che uccidono, torturano, distruggono case, profanano cimiteri, affamano la loro gente, la bontà, la libertà, il Vangelo (Buona Notizia)?
Diceva Don Primo Mazzolari nel 1943:
"Cosa vogliono gli uomini? Cosa vogliono i popoli? Quali forze ci guidano? Dietro quali ideali siamo incamminati? Come sarà il domani? Quale sarà la faccia, più che la carta, dell'Europa e del mondo? Negli uomini d'alta cultura la stessa confusione e lo stesso disorientamento. Negli uomini di religione dissenso e contraddizione, così da far pensare a molti che le stesse religioni non abbiano un pensiero né un giudizio sicuro. Tutto è sconvolto: non questo o quel popolo ma il mondo intero. Il malessere che fermentava da anni, non importa il nome, è scoppiato. I fatti, che abbiamo sotto gli occhi, sono più gravi delle nostre catastrofiche previsioni. Gli onesti hanno il cuore sospeso: i torbidi non hanno requie. Molti si chiedono se questo è un vivere umano e quanto si potrà durare in tale disumanità. Dov'è Cristo? Dove cercarlo? Tragica assenza. Questa nostra civiltà, che porta il nome di Lui, non è che un sepolcro vivente. Chi lo cerca in essa, si sente ripetere le parole del mattino pasquale: "non è qui: questo è il luogo dove l'avevano posto". Con chi è il Cristo? Con noi o con gli altri? Di qua o di là della barricata?"
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