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Giovedì, 01 Ottobre 2009 00:00

Voi siete tutti fratelli

Scritto da Irene Larcan
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Fra Carlos Azpiros Costa, Maestro dell’Ordine dei Frati Predicatori, giunto quasi alla fine del suo mandato alla guida dell’Ordine, ha recentemente inviato ai Domenicani una Lettera con questo titolo.
“Essendo un fratello tra fratelli, desidererei ora presentarvi queste pagine come chi, con semplicità, pensa ad alta voce. Vi invito a contemplare un poco più da vicino “la perla” o “il tesoro” dell’Or­dine, come chi desidera scoprire “la larghezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità” della vita fraterna domenicana”.
La vita fraterna, uno dei cardini della vita dell’Ordine insieme alla preghiera, allo studio ed alla predicazione, è definito “il tesoro o la perla” e mi richiama alla mente i racconti evangelici che trattano di questo tesoro  ponendomi tanti interrogativi.  
Ad Agognate, mentre scrivo, ci prepariamo a rinnovare i nostri impegni comunitari, e la Lettera del Maestro giunge al momento opportuno, perché vivere la vita fraterna può essere esaltante e nello stesso tempo può presentare tante difficoltà. Ciascuno sa come anche i rapporti tra fratelli di sangue possano essere a volte faticosi; tanto di più quelli di chi, per scelta, si unisce ad altri uomini e donne  intorno alla Parola, ma provenienti da esperienze e “mondi” differenti, passato il facile entusiasmo degli inizi, si trova a vivere la vita quotidiana e deve cercare di smussare gli spigoli del proprio carattere e ridimensionare le proprie attese ed i propri bisogni per adattarsi alla vita comune. Lo sanno bene gli sposi che con amore si sono lanciati nell’avventura della vita matrimoniale e si trovano a risolvere i primi problemi della convivenza chiedendosi che ne è stato del loro amore e della loro tenerezza di fidanzati; lo sa bene chi entra nella vita religiosa, lo sappiamo bene noi che abbiamo scelto di vivere l’esperienza della vita comune.  
Desidero però, riflettendo su alcuni aspetti della nostra fraternità, pormi alcune domande assieme a voi: “Che significa essere fratello oggi?”
Per rispondere a questo interrogativo fra Carlos si serve di “una icona biblica” che ci aiuti a pregare, meditare, riflettere: la storia di Giuseppe, figlio di Giacobbe (Gn 37ss), un “fratello” molto speciale.
Nella vita di Giuseppe, Dio stesso si avvale dei peccati degli uomini per il bene di questo nostro “fratello”. Ancora di più, attraverso la vita di Giuseppe, Dio prepara segretamente la nascita del suo popolo eletto, un popolo di fratelli, un popolo che egli condurrà alla libertà. Forse che la fraternità e la libertà non sono anche caratteristiche fondamentali della nostra vocazione?
Giuseppe è descritto come il “sognatore” ed i suoi fratelli, figli dello stesso padre, lo odiano e non possono parlargli amichevolmente perché invidiosi dell’amore che il padre mostra per lui. Lo deridono per i suoi sogni, chiamandolo “il signore dei sogni”.
Alla prima occasione lo spoglieranno delle sue vesti, lo venderanno a mercanti che lo condurranno in Egitto. Poi è venduto a Potifar, funzionario del faraone e attraverserà altre prove ed il carcere, l’interpretazione dei sogni dei suoi compagni di prigionia, ed infine diventerà l’amministratore del Faraone, ruolo in cui incontrerà di nuovo i suoi fratelli e alla fine si riconcilierà con loro.  
“Giuseppe, vivendo nella forma più semplice e quotidiana la presenza di Dio, si riconcilia con i suoi fratelli e sa generosamente rapportarsi con i beni della creazione, in un modo giusto, equo e saggio. In effetti, Giuseppe è un uomo onesto, leale, incorruttibile, capace di perdonare, tratta con giustizia gli affari sociali e politici attraverso una distribuzione equa dei beni e dando a tutti da mangiare”.
Che ne ho fatto dei miei sogni? Che ne è stato dei sogni di chi vive con me? Ed i sogni dei destinatari della nostra predicazione?
“Ci può anche accadere che giochiamo a nascondiglio con i fratelli, con la vita, con Dio, occultandoci dietro i diversi modi di autocommiserazione – o di autosufficienza – più o meno camuffate di umiltà. A poco a poco queste attitudini ci vanno alienando da tutto (dalla realtà) e da tutti (dalla comunità fraterna).
Forse, come dice fra Carlos, sto giocando a nascondino, alzo barriere per gli altri invalicabili, vivo come il fantasma di me stessa e passo attraverso la vita fraterna senza più la capacità di sognare né di curarmi dei sogni degli altri, alienandomi da tutti e da tutto.
Forse, se gli altri non hanno voglia di ascoltare i miei sogni, è il momento di mettermi in ascolto dei loro sogni e poco alla volta potrò assumerli come miei.
“Allora Giuseppe si ricordò dei sogni che aveva avuto a loro riguardo… (Gen 42,9).
Nel riconoscere i fratelli, Giuseppe cominciò – malgrado il dolore provocato dalla loro presenza – a risanare la sua storia.
Vi sono molte cose da riconciliare nella famiglia di Giacobbe e di Giuseppe, come in quella di ogni uomo. Occorre tempo ed attesa per farlo.
“ Se i nostri sogni manifestano i nostri progetti, le illusioni, gli ideali,… ascoltare i sogni degli altri può aprirci il cuore ai progetti, alle illusioni, agli ideali ed alle aspettative degli altri… I sogni di Dio per ognuno di noi e per tutti i fratelli segnano però il significato più profondo della nostra vita, della nostra vocazione! Forse che la vocazione personale non è l’espressione concreta dei sogni che Dio ha per ognuno e per tutti noi? I “sogni” di Dio per ognuno di noi sono la nostra vocazione. Sono i nostri fratelli a ricordarcelo. Quando Dio ci rivela i suoi sogni (come lo farà con Giuseppe – promesso sposo a Maria – quando il falegname decise di ripudiarla in segreto) ci fa conoscere un cammino vocazionale che supera tutto quello che avevamo potuto desiderare o pensare, per noi e per gli altri, e tutto quello che gli altri potevano sognare per noi… (cf. Is 55,8)”.
Rispondere al sogno che Dio ha per me spesso mi costa una grande fatica, richiede la capacità di fermarmi ad ascoltare le “parole” che mi dice,  di gustare l’attesa senza essere impaziente di vedere i risultati, di cambiare i miei occhi ed il mio cuore per apprezzare il dono della fraternità, e riconciliata con me stessa e con gli altri, ritrovare la gioia di fare sogni e di condividere i sogni degli altri.
È con questo spirito che, ancora una volta, nonostante  la tentazione umana di cercare modi meno faticosi di seguire il Signore, prometterò di vivere l’avventura della vita comune.

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