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Martedì, 01 Dicembre 2009 00:00

Alla ricerca di Cristo

Scritto da Irene Larcan
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Un breve ciclo dei Sabati di Agognate, ci ha permesso di conoscere un poco una singolare figura di donna, filosofa, scrittrice e cercatrice di Cristo, morta appena trentaquattrenne nel 1943: Simone Weil.
“La mia vocazione, se posso usare questa parola, è di passare in mezzo agli uomini confondendomi con essi per conoscere le loro sventure ed amarli così come sono”.
Sono parole sue, tratte da una conversazione con la sua guida spirituale, un giovane frate domenicano, a Parigi.
Nata a Parigi da una colta e ricca famiglia ebrea, nella sua breve esistenza vi fu posto per esperienze assai diverse.
Molto bella da bambina e da adolescente, presto, come disse qualcuno “depose questo dono di bellezza come l’avesse scartato”. La sua immagine, con gli occhi neri ed incredibilmente penetranti, il viso affilato, con tratti duri eppure dolci e chiari, sembra andare oltre chi la guarda, e comunica il suo desiderio di perseguire la verità, sempre e comunque.
È stato scritto di lei che era ricca e si fece povera, era bella e si rese brutta, era rivoluzionaria e divenne riformista, era pacifista e combatté per la libertà, era ebrea e credette in Cristo.   
“Olocausto privato” è il titolo del film-documentario proiettato per presentare questa giovane donna attraverso le testimonianze di quanti, il fratello, l’amica, l’allieva, l’operaio, il sindacalista, il politico, la conobbero e condivisero con lei alcune fasi della sua ricerca esistenziale.
Si svela così una ragazza con dei grandi ideali, che deve fare i conti con le sue delusioni e la solitudine, ma armata di coraggio, intelligenza e fede, e che affrontò i problemi del suo tempo, Dio e l’universo con chiarezza fino a raggiungere la fama di acutissima pensatrice, e riformatrice.
Già negli anni del liceo si gettò anima e corpo nella battaglia politica, ma ben presto si avvide che l’unico sbocco possibile delle ideologie, sia di destra che di sinistra, sarebbe stata una spaventosa oppressione. Il suo amore per gli oppressi la spinse a lavorare in fabbrica alla catena di montaggio per provare di persona che cosa fosse la morsa della necessità.
“Laggiù mi è stato impresso per sempre il marchio della schiavitù”. Trovò motivo di consolazione quando scoprì che anche Cristo era stato schiavo e che il Cristianesimo poteva diventare la sua religione.
“La Croce del Cristo è l’unica porta della conoscenza”: il pensiero della croce si ripete nella sventura, l’esperienza essenziale che ogni uomo fa di se stesso. Nei momenti di desolazione, Dio abbandona chi soffre, come aveva abbandonato Giobbe e Cristo, ma questa è una grande grazia: se sappiamo scendere in fondo alla sventura, senza cercare consolazioni e illusioni, in quella profondità suprema troveremo la sofferenza redentrice, la verità, la bellezza, la misericordia e l’amore di Dio.  Intuizioni e pensieri che trasformava in vita quotidiana, visitando i quartieri più miserabili, mangiando con i poveri, lavorando nelle fabbriche o come bracciante agricola, abitando in una casa semi diroccata.
Quando, ormai alla fine, fu ricoverata in un sanatorio inglese, scriveva ai suoi genitori a New York senza rivelare la sua estrema debolezza: “non siate ingrati verso le cose belle. Godete di esse, sentendo che durante ogni secondo in cui godete di loro io sono con voi…Dovunque c’è una cosa bella, ditevi che ci sono anch’io”.
A lei si adatta perfettamente ciò che Padre Congar o.p. dice del laico nella Chiesa: un uomo per cui tutte le cose esistono. Di Simone Weil si può dire che visse con passione tutte le esperienze e che amò appassionatamente ogni singolo uomo e l’umanità tutta, tanto da volersi confondere in essa, senza pretendere per sé i segni distintivi della ricchezza o dell’intelligenza, ma attribuendo ad ogni essere umano quella sacralità ereditata da Dio.
“C’è in ogni uomo qualcosa di sacro, ma non è la sua persona, non è nemmeno la persona umana. È semplicemente lui, quest’uomo”.


il mio augurio di Natale: la parola in codice

La gente semplice ha sempre usato modi fantasiosi per trasmettere la fede e annunciare ancora il messaggio evangelico, in modo particolare, quello di Natale. Gli evangelisti Luca e Matteo certamente lo fanno con il racconto dei Magi e dei pastori ed il coro degli angeli. Altri ne ha aggiunto la tradizione popolare come la leggenda russa di Babushka che voglio raccontare:
“La vecchia nonna Babushka stava per andare a letto quando, nella fredda notte invernale, ode  bussare alla porta. Sono i Re Magi che le raccontano eccitati del Re nato a Bethlem e le fanno fretta perché venga a onorarLo. Lei sbircia fuori dalla porta: è una notte fredda e tempestosa. Babushka guarda verso il suo letto caldo, esita e dice “Vedrò il Bambino Gesù domani” e torna nel suo letto. Ed ecco, un altro colpo alla porta. Questa volta sono i pastori che la invitano a venire e, almeno dare loro una cesta di dolci da portare al Bambino. Di nuovo la vecchia dà una sbirciata al tempo, guarda il suo letto, esita ed alla fine risponde “Glieli porterò io stessa domani!”.
L’indomani prepara un pacco con del cibo e si avvia verso Bethlem. Ma la stalla è vuota quando arriva. È mortificata, ma non si scoraggia. Continua a cercare: cerca il Bambino per il resto della vita, unendosi a tutti i vagabondi.
E nel suo viaggio senza fine trova bambini, li trova ovunque. Ne trova molti in una mangiatoia,  molti in una culla, bambini attaccati al seno della madre che li allatta. Lascia doni in ogni posto sperando che sia il Bambino Gesù.
È ormai molto vecchia e vicina alla morte. Mentre giace morente, le appare il Bambino con le sembianze di ogni bambino che ha toccato e a cui ha offerto doni. Muore felice sapendo che, a dispetto della sua iniziale esitazione, aveva invece trovato il Bambino, non nella mangiatoia dove si aspettava di trovarLo, ma nel povero e bisognoso, dove mai Lo avrebbe cercato”.
Una storia che dice che le persone sono “codici” dietro cui l’immagine di Dio appare se conosciamo la chiave per leggerli. Il messaggio di Natale è che l’amore è la chiave .
È l’augurio di Natale che faccio a me stessa e a tutti voi!

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