Informativa

Su questo sito utilizziamo solo cookies tecnici. Navigandolo accetti. Clicca su Leggi Policy per ulteriori informazioni.

Ultimo Giornalino  

   

Accedi  

   
Giovedì, 01 Aprile 2004 00:00

...e io pastore

Scritto da Pier Paolo Boldon Zanetti
Vota questo articolo
(0 Voti)

«Abbiamo tutti paura: una paura che paralizza gambe, menti, coraggio, cuore, libertà. Una paura che fa tutti prigionieri. Siamo come un popolo assediato e atterrito. Un popolo che non ha più il coraggio e la gioia di vivere.
E io, Pastore di questo popolo, che Dio mi ha affidato "non tacerò" (Is 62,1)»

Traggo queste espressioni dalla nota lettera pastorale Per amore del mio popolo non tacerò1, con cui Antonio Riboldi, allora vescovo di Acerra, denunciava con fermezza la camorra e richiamava la comunità ad un cammino di conversione e di speranza.
Credo che queste parole abbiano anche oggi, anche per noi, un forte valore.
Forse per il clima politico tanto teso, forse per i rapporti sociali che sembrano aver dimenticato che il prossimo è il Mitmensch, come suona una bella parola tedesca ,"l'uomo con", senza del quale non possiamo crescere in umanità, forse per una  stanchezza del vivere, sembra che la tentazione di ricercare un nido, una tana, di allontanarsi dal mondo, possa avere il sopravvento.  Mi no vago a combatare, sentivo dire un tempo (non so se l'espressione sia ancora in uso) nella mia città natale: non voglio intromettermi, non voglio rischiare, non voglio sapere. Il pericolo forte è di chiudere gli occhi o di rassegnarci: alle ingiustizie quotidiane, a relazioni umane non autentiche, non fondate sulla verità, alla banalizzazione dell'esistenza.        
In un recente incontro tenuto ai giovani seminaristi di Novara, Riboldi, ripercorrendo la propria storia di prete, ricordava che quand'era bambino gli veniva chiesto "Che cosa vorrà da te il Signore?" e osservava che oggi nessuno, o quasi, pone più questa domanda. E' il senso della vita come vocazione che si smarrisce. E vocazione vuol dire  rapporto, vuol dire responsabilità, da attuare nella situazione in cui siamo, nel luogo in cui operiamo.
"Oggi - diceva ancora Riboldi - abbiamo paura uno dell'altro perché vediamo nell'altro un nemico, non un compagno di viaggio".  
Per amore del mio popolo non tacerò.
Credo che il nostro tempo abbia un bisogno vivo di profezia.
"Noi fungiamo quindi da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro.
Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio." (2Cor 5,20). Ognuno di noi è chiamato a far proprie2 le  parole di san Paolo, che ci sono state ricordate nella liturgia del mercoledì delle ceneri. Credo che dobbiamo riprendere con coraggio, virilmente, direbbe santa Caterina, il nostro battesimo e il mandato che con esso ci è stato affidato, il compito di "annunziare ai poveri un lieto messaggio, di proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; di rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore".(cfr. Lc 4,18,19). Il compito di tessere relazioni che nascano dalla contemplazione del mistero dell'Incarnazione, dalla consapevolezza di chi è colui, colei che mi sta di fronte: "che cosa vorrà da lui, da lei, il Signore?".

1 La lettera, scritta nel 1982, è stata di recente ripubblicata dalle edizioni Paoline. Il testo contiene anche una bella prefazione di mons. Del Monte, vescovo emerito di Novara e una introduzione dello stesso Riboldi.
2 Quest'anno ricorre il centenario della nascita di  Giorgio La Pira, laico domenicano, un uomo che ha vissuto fino in fondo la sua vocazione profetica.

 

Letto 1793 volte
Altro in questa categoria: « un bimbo fantasia Carrette del mare »

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

   
© Copyright 2018 Fraternita’ Domenicana di Agognate - Via Valsesia Agognate 1, 28100 Novara - 0321.623337 - 0321.1856300 - info@agognate.it - Webmaster: P. Raffaele Previato op