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Lunedì, 01 Febbraio 2010 00:00

Predicare

Scritto da Irene Larcan
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Spesso nei nostri incontri di fraternita o tra fraternite laiche domenicane si fa un gran parlare di predicazione. È il fine dell’Ordine dei frati predicatori nel quale come ramo laico siamo inseriti, e dunque è nostro specifico compito. Noi laici non abbiamo un pulpito su cui salire, non possiamo fare l’omelia domenicale come i presbiteri ed i frati, non siamo chiamati frequentemente a trattare argomenti di teologia o Sacra Scrittura. Il nostro pulpito è la quotidianità: la famiglia, la scuola, il lavoro, la parrocchia. È in questi luoghi ed in queste situazioni di “normalità” che siamo chiamati a dire una parola, a condividere la nostra esperienza, ad annunciare ad altri la “Buona Notizia” di un Amore che per primo ci ama e che ci chiama a coinvolgerci con “le gioie, le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini di oggi”.
La testimonianza che segue è la prova di come sia possibile vivere il carisma domenicano nell’ambiente in cui siamo inseriti.
in cammino con le giovani coppie
di Liliana e Romeo Spadoni
Siamo una coppia “anziana” (40 anni di matrimonio) e da 14 anni incontriamo annualmente, assieme ad altre coppie guida, giovani fidanzati per un itinerario di fede in occasione del matrimonio cristiano.
Siamo laici domenicani e questo ci aiuta notevolmente nello svolgimento di questo compito. Un cammino spirituale improntato all’ascolto e all’annuncio trova qui terreno fertile per esprimersi.
E’ un impegno svolto nella parrocchia dove abitiamo, perché qui siamo chiamati in primis dal Signore come famiglia, a sviluppare quel servizio, di cui apprendiamo le bontà e i fondamenti altrove (nella fraternita).
L’itinerario si sviluppa in 8 incontri settimanali tematici:
L’innamoramento
La comunicazione
La sessualità
Il matrimonio sacramento
Il matrimonio trasmissione di vita
La vita in famiglia
Sposi nell’eucaristia e nella società
Sintesi e celebrazione eucaristica
Ogni incontro viene introdotto da un brano della Sacra Scrittura (spiegato brevemente), quindi si affronta il tema dividendo in gruppi di lavoro i presenti, coordinati da una coppia guida.
E’ un lavoro di ascolto e di domanda, di ricerca di significati.
Il primo incontro è importantissimo: nasce una nuova relazione, non singola ma di coppia e si vede pian piano crescere una fiducia, che diventerà poi compagnia e riferimento.
All’inizio c’è curiosità ma anche molta sufficienza, ci si sente adulti e certi di essere a conoscenza di molto; le parole però non escono, vi è ricerca di complicità nel giudizio e  manca assolutamente lo stupore, ma verrà più avanti.

Il cammino non è mai piano. Molte sono le difficoltà sia per le giovani coppie che per noi coppie guida.
I giovani si trovano ad accettare di avere come interlocutori coppie sposate simili ai genitori da cui spesso non si sentono capiti; ed a scoprire il significato di alcuni temi che li sconcerta o li stupisce; a gestire il timore del “per sempre”, un tempo troppo lungo di cui non si sentono di poter garantire nulla.
Da parte nostra dobbiamo essere attenti a mantenere un rapporto amichevole, ma non genitoriale, guardando al nostro vissuto non come esempio da proporre, ma come bagaglio per una creatività nuova. Non considerarci maestri di vita, ma compagni di viaggio, testimoni che amarsi “per sempre” è possibile. Spesso per noi è un problema trovarci di fronte un 50% di coppie conviventi, con figli, che a volte si sentono al di sopra delle situazioni.

Queste difficoltà sono bilanciate dalle gioie.
Per loro la scoperta di una dimensione adulta, che viene confermata dal matrimonio; la consapevolezza di un “noi” che fa sentire meno soli; la qualità degli argomenti che incidono nel profondo dell’essere, anche in quella parte più spirituale ignorata e mai affrontata; ed il sentirsi accettati come sono, grazie al loro amore.
Per noi la riscoperta che in storie diverse tra loro il Signore chiama ciascuno all’amore, invitandoci a valorizzare ciò che abbiamo vissuto per farne gioia condivisa e proposta di nuova speranza; e la consapevolezza che in ogni stagione della vita il nostro amore pur cambiando nei modi e nei gesti è divenuto espressione nuova di un sentimento profondo, che non ha più confini ed impossibilità.

I RISULTATI
- All’inizio un gran silenzio, alla fine dell’itinerario difficile contenere domande e affermazioni.
- Per molti si è aperta una porticina, sono mutati i pensieri, c’è più consapevolezza e meno superficialità.
- Sono nate delle amicizie nuove, e forse per alcune coppie c’è meno solitudine.
- Il Signore è entrato un po’ di più nei loro pensieri.
- Per le coppie già conviventi, una nuova umiltà, che passa sì attraverso la loro esperienza, ma che le conduce con più forza verso la decisione matrimoniale.

CONCLUSIONI
Certo i tempi sono cambiati, ma se si parla ai giovani rispettando le loro individualità e i loro problemi, le difficoltà si superano. Occorre che le coppie di riferimento si preparino prima degli incontri sviluppando e confrontandosi sui temi proposti, perché questo è l’unico modo per rimanere ancorati alle vere esigenze, senza tralasciare i punti fondamentali che un itinerario cristiano deve proporre: il dono ricevuto dell’altro, l’amore depositato nell’amore del Signore, la scoperta dei segni che Lui ci invia nella nostra esistenza, il bene che diventa la condizione di vita, e tanto altro.
Abbracciare questo compito significa volere il bene, e siamo convinti che solo da una condizione di bene, quindi di verità, può arrivare il vero amore.

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