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Lunedì, 01 Marzo 2010 00:00

Cristo luce del mondo

Scritto da Pier Paolo Boldon Zanetti
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di Angelo Talamonti

Gentilissimo Padre Ennio,
stamani abbiamo ricevuto con piacere l’ultimo numero di Agognate. Ho iniziato a leggerlo e lo trovo interessante e propositivo. Gli articoli non chiudono la riflessione personale, anzi direi che quasi la “provocano” e questo fa la differenza con altre pubblicazioni che riceviamo. Mi permetto di inviarle una riflessione di mio marito Angelo: “Gesù Luce del mondo”. E’ stata scritta a seguito degli ultimi avvenimenti sia nazionali che al di fuori dei nostri confini...
Spesso i nostri conoscenti ci dicono di non avere molte speranze riguardo al futuro e di vivere come rassegnati al “tanto non possiamo farci niente se le cose vanno male”. C’è come la ricerca di un comodo sopore che finisce per non interrogare le coscienze, tentando così di restarsene tranquilli e... addormentati.
Vigilate, risponde Gesù, e tenete le lampade accese, da qui la pagina di Angelo che le allego. Cordiali saluti
Stefania (sr Cecilia)

Il tema della luce attraversa tutta la Scrittura. Già nelle  prime righe si legge che in principio la luce era completamente assente e la terra era ricoperta dalle tenebre, che non sono opera di Dio. Nel “primo giorno”,  Dio Creatore con la forza della sua Parola, chiama all’esistenza la luce e la separa dalle tenebre, simbolo di negazione, morte, sventura e lacrime. L’esodo dell’umanità da quel momento si svilupperà tra luci e tenebre. L’Uomo, disubbidendo a Dio, si vergogna e si ripara dalla luce del giorno nascondendosi dal suo Creatore ricercando l’ombra del giardino. Ma tutto ciò che illumina il cammino verso Dio è luce. Lo ha sperimentato il popolo ebraico: quando di notte la nube luminosa guidava la sua marcia di avvicinamento alla Terra Promessa; quando Dio si è manifestato a Mosè sul monte in un roveto ardente, luminoso e inestinguibile; quando, come fari luminosi, dettò la Legge, donò la Sapienza e si comunicò con la sua Parola. E’ Gesù Cristo che ha portato nel mondo la luce vera, simbolo di vita, felicità, gioia, liberazione e salvezza; definendosi  Lui stesso luce per tutti i popoli del mondo. Chi segue questa luce non camminerà più nelle tenebre, ma avrà la luce della vita. Gli uomini come hanno accolto questa opportunità? Alcuni sono diventati luce di sé stessi, hanno rifiutato la luce vera e camminano nelle tenebre più profonde, prigionieri dei loro pensieri, delle loro passioni, supponendo di fare ogni cosa da soli, schiavi dell’egoismo, della superbia, della prevaricazione! Le opere delle tenebre sono sotto gli occhi di tutti e la crisi, anche economica che stiamo vivendo, è frutto del nostro io e dei nostri stolti desideri. La natura stessa, dietro l’azione deturpante e disgregatrice dell’uomo, collassa e genera danni e distruzione e magari abbiamo anche il coraggio di chiederci “Ma Dio dov’è ?”. Chiediamoci piuttosto dove siamo noi, che cosa siamo diventati, dove vogliamo arrivare con la nostra presunta onnipotenza. La domanda che Dio ha rivolto alla sua creatura nel giardino: “Adamo dove sei?”, risuona terribile, per noi, oggi più che mai. Sappiamo rispondere adeguatamente o dobbiamo continuare a nasconderci nelle tenebre degli aborti, delle manipolazioni genetiche, delle molteplici eutanasie, dei poveri affamati, dei disordini economici e delle conquiste illecite? Il Cristiano, come la luna, vive di luce riflessa, attinge luce da Gesù, dal suo Vangelo e la diffonde ai suoi fratelli per la gloria di Dio. Questo compito ce lo ha consegnato Gesù stesso chiamandoci “luce del mondo”, perciò i figli della luce non possono nascondersi né essere nascosti sotto il “moggio” per illuminare i figli delle tenebre. Siamo tutti pellegrini nella notte e in cerca di Dio, ma alcuni al termine di questa notte riescono a intravvedere un faro che li guida con amore e misericordia, altri purtroppo continuano a preferire le tenebre e le loro opere più malvagie.

Ringrazio Angelo per il suo contributo, che ben si addice al cammino di preparazione alla Pasqua, un cammino di conversione, o come ha ben espresso padre Raffaele nella sua omelia del mercoledì delle ceneri, di riconciliazione, con Dio, con i fratelli e col mondo.
La pagina di Angelo coglie nel segno il dramma dell’uomo di oggi e di sempre: la pretesa di Adamo di realizzarsi senza Dio, senza la relazione con l’Amore, una pretesa che, scriverebbe Kierkegaard, è la radice della disperazione. Siamo invitati in questo tempo quaresimale a chiederci dove siamo, qual è la natura delle nostre relazioni, non per fermarci alla constatazione, magari amara, delle nostre mancanze, ma per  “camminare per strade nuove”, come mi scriveva l’amica Fernanda da Treviso in una sua bella riflessione sull’Epifania.
Aggiungerei a quanto scritto che come cristiani abbiamo il compito profetico di scorgere la luce nelle tenebre, di annunciare in questo nostro mondo, così tormentato e deturpato, la presenza del Regno di Dio.

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