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Lunedì, 01 Marzo 2010 00:00

Noi albanesi indignati

Scritto da p.Domenico Cremona
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La comunità albanese in Italia è composta da oltre 500 mila cittadini che lavorano, studiano e contribuiscono da due decenni al benessere del Bel paese. Negli anni la nostra comunità è stata oggetto di una stigmatizzazione negativa da parte dei media al punto che l’aggettivo albanese è diventato sinonimo di criminale e prostituta. Tuttavia, grazie all’incessante impegno quotidiano di ciascuno di noi, portato avanti con dignità, la nostra comunità è perfettamente integrata nel tessuto sociale, economico e culturale italiano e molti albanesi hanno raggiunto punti di eccellenza in moltissimi settori socio economici.
Siamo profondamente indignate e offese dalle parole usate dal Primo Ministro italiano, durante la conferenza stampa congiunta con il suo omologo albanese Berisha tenutasi a Roma, Venerdì 12 febbraio 2010, a seguito di un summit bilaterale tra i governi dei due paesi. Mentre si parla della lotta contro i famigerati scafisti e gommoni, Berlusconi afferma : «Faremo un’eccezione per chi porta belle ragazze». Nonostante il Premier italiano sia noto per le sue battute infelici, riteniamo che quanto da lui dichiarato sia un’affermazione offensiva nei confronti delle donne albanesi che vivono e lavorano onestamente in Italia e Albania, perché si prende beffa di una della piaghe sociali più gravi della transizione democratica albanese: la tratta degli esseri umani.
Il Premier italiano dovrebbe sapere che c’è già chi porta in Italia “le belle ragazze albanesi”, e le mette a lavorare come carne fresca sui marciapiedi italiani, oppure in finti centri benessere. Sono i trafficanti di esseri umani e la criminalità organizzata che gestisce lo sfruttamento della prostituzione. Elevare un argomento cosi delicato e doloroso a inopportune battute sessiste e maschiliste, offende il lavoro e l’impegno di quanti lottano affinché la donna non sia trattata come un oggetto, ma goda di pari opportunità.
Siamo profondamente dispiaciuti e addolorati che il Premier del paese in cui viviamo e aspiriamo a diventarne pieni cittadini, dimostri un atteggiamento altamente offensivo nei confronti del nostro paese di origine e dia un immagine così arretrata dell’Italia. Chiediamo una rettifica e scuse formali a tutte le donne albanesi che vivono e lavorano in Italia.
Tra i primi firmatari professionisti, intellettuali e responsabili di associazioni albanesi in Italia e centinaia di cittadini albanesi e non.
(da: Albanianews.it)


Pur non essendo cittadino e donna albanese, la “battuta” del Presidente Berlusconi, ha provocato anche in me indignazione. Su quelle parole mi dissocio e non mi riconosco rappresentato dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Una semplice battuta spiritosa? Certo, e per questo ancora più grave in quanto pronunciata durante la conferenza stampa ufficiale (da palazzo Chigi) tra Berlusconi e Berisha, dove i contenuti non possono e non devono essere resi frivoli da affermazioni prive di rispetto umano, di buon senso politico e di pudore sociale, e che, ancora una volta, riducono la donna a merce di piacere. Purtroppo queste battute sono uno strumento necessario, fanno parte di una metodologia ben collaudata per stornare e distrarre l’informazione e l’opinione pubblica: così nel caso dell’incontro tra Berlusconio e Berisha, la battuta sulle belle ragazze albanesi fa parlare e discutere evitando di approfondire i contenuti e gli obiettivi stipulati dall’accordo di partenariato strategico tra Italia e Albania firmato lo scorso 12 febbraio a Roma (il termine “strategico” mi incuriosisce!).

A differenza delle belle ragazze albanesi, il testo di questo accordo rimane misterioso e introvabile; posso solo estrapolare i contenuti emersi durante la suddetta cerimonia delle firme di accordo e la seguente conferenza stampa (la si può vedere sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri nella sezione audiovisivi: www.governo.it): Berlusconi e Berisha hanno messo in risalto che le relazioni tra i due Stati sono buone in tutti gli ambiti, e questo permetterà di sviluppare un partenariato su vari settori “strategici” quali il turismo, il sostegno per un rapido ingresso nell’UE dell’Albania, la collaborazione nella produzione di energia elettrica (nucleare), lo sviluppo e l’investimento industriale in Albania da parte degli imprenditori italiani. Su quest’ultimo aspetto voglio spendere qualche riga.

L’invito di Berisha agli industriali italiani a capitalizzare sempre di più in Albania è allettante in quanto l’Albania risulta essere lo Stato con la quota fiscale più bassa d’Europa. Un buon affare dunque per gli investitori italiani calcolato anche che in Albania la manodopera la si può benissimo sottopagare senza troppe noie sindacali (non è una novità: ci sono già molte industrie italiane impiantate in Albania ed è risaputo il grado di sfruttamento lavorativo). Se poi queste industrie italiane in Albania sono inquinanti e producono rifiuti tossici, non dobbiamo più preoccuparci dello smaltimento: basta lasciarli lì sul posto, evitando così noie legali. Già perché forse è tempo di cercarci un nuovo contenitore di spazzatura dal momento che la Somalia, che per anni ha avuto questo onore, al momento non è disponibile in quanto martoriata dalla fine del 1990 è in uno stato perenne di guerra civile, in mano a bande armate, sempre in lite tra loro, che controllano fette di territorio più o meno grandi e con i mari infestati da pirati, diventa difficile, anche per la criminalità organizzata italiana, stabilire accordi per scaricare i nostri rifiuti tossici. E gestire i rifiuti tossici all’interno del nostro territorio è sempre più difficile perché ci sono troppi magistrati che non sapendo come occupare il loro tempo, perseguitano onesti cittadini che si occupano del bene del Paese (vedi riquadri). Che fare dunque? Ecco che nel momento del bisogno gli amici quelli veri e disinteressati si rendono disponibili. Ringraziamo quindi l’amico Berisha che in maniera disinteressata accetta “strategicamente” di offrire all’altrettanto disinteressato amico Berlusconi una soluzione per questi rifiuti tossici facendo dell’Albania la nostra nuova discarica (non affronto qui l’argomento riguardante l’energia nell’accordo firmato: accenno solo al fatto che si prevede da parte dell’Italia la costruzione di centrali nucleari in Albania dove potremo lasciare a smaltire le barre di uranio).
In questo caso oltre la beffa (le belle ragazze albanesi) il danno!

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