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Lunedì, 01 Marzo 2010 00:00

Betuel

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Betuel era infuriato perché da tre giorni seguiva la folla con l’intento di  avvicinare Gesù e non vi era riuscito. Lo aveva sentito parlare a Magdala, e tutto sommato, quel nazareno lo aveva stuzzicato tanto da esaudire il desiderio della moglie che assolutamente voleva anche lei ascoltarlo. Senza dubbio ciò gli avrebbe confermato il suo giudizio negativo. Per lui, dottore del tempio, questo Rabbi, come lo chiamava la gente, era soltanto un arruffa popolo, borioso e troppo sicuro di sé. Buon parlatore certo, ma da tenere d’occhio, perché di stranezze ne diceva molte. Lo aveva ascoltato a lungo e se ne era fatto un’idea precisa convincendosi che, in una maniera o nell’altra, qualcuno doveva farlo tacere. Era sicuro che quel presuntuoso Rabbi fosse convinto di possedere la verità, ed uno che ha questa convinzione è  pericoloso.

“Capisci, testa di capra, diceva alla moglie, dove mi hai trascinato? Siamo qui a tentare di parlare, o perlomeno di capire, questo presunto maestro che sostiene di essere lui stesso la verità. Cosa si può chiedere e cosa si può ottenere da un uomo che dice di essere la personificazione della verità? Noi siamo la menzogna e lui, lui solo, la verità. Tipi così lasciano soltanto due possibilità a chi vuole parlare con loro: dire sempre: “Sì, signore”, “va bene, va bene”; oppure prenderli per pazzi e mandarli a quel paese. Questo strano personaggio, cara mia, disorientando le coscienze, fa del male a sé, ed a chi lo ascolta, perché il suo parlare incoraggia disordini. Osa deridere la Torah sostenendo che non è l’uomo per la legge, ma è la legge per l’uomo!
Betuel, accalorandosi, cercava di convincere la moglie che questo Gesù si serviva del dono della parola facile per scardinare la tradizione dei padri. “ Ha la pretesa, terrificante per un uomo pio, di affermare che o si sta con lui o contro di lui. Non si deve seguire più Javhé e neppure Abramo o Mosè,  ma solo lui. Dovrebbe bastarti questa sua dichiarazione che abbatte la legge e l’istituzione, per farti cambiare idea su di lui, ma tu hai la testa dura! Dimmi, che faresti se io osassi deridere la Torah e sostenessi, come lui: “Non è l’uomo per la legge, ma è la legge per l’uomo?”.
  La donna non aveva argomenti per controbattere il marito, ma questo suo attaccamento alla legge non la convinceva. Alla sinagoga aveva ascoltato con attenzione il rabbino che spiegava l’importanza della legge. La gioia che vedeva in tanti nell’osservarla e viverla quotidianamente, lei non l’aveva mai provata, e non l’aveva neanche vista in suo marito. Capiva che Mosè, nel trasmettere la legge di Dio, voleva dare garanzia e dignità al popolo, ma lei era consapevole dei suoi limiti. Più volte aveva parlato di questo argomento con il marito sostenendo che la legge non poteva essere un assoluto. Comprendeva, seppure vagamente, che spesso la legge si rivelava non amica ma nemica dell’uomo; avrebbe dovuto tutelare e non schiavizzare l’uomo. In pratica, dove la legge si considera santa e immutabile, stabilisce rapporti di dipendenza e arbitrii che diventavano legali, perciò invincibili. Lei non riusciva ad accettare che la legge del sabato fosse più importante della legge dell’amore e non capiva perché in quel giorno non potesse muoversi di casa neppure per andare a curare la madre malata. Scuoteva perciò la testa agli argomenti del marito e rinunciava, come spesso accadeva, a discutere con lui, tanto non sarebbe riuscita a fargli cambiare idea. Riuscì tuttavia a trascinarlo a Cafarnao. Durante il tragitto Betuel ribadì  le sue idee e lei le sue. A Cafarnao però non riuscirono a parlare con Gesù e la donna dovette ammettere: “Hai ragione; non capisco certi discorsi di Gesù, però non mi interessa capire con la testa. A me basta guardarlo. I suoi occhi non mentiscono, il suo sorriso riempie il vuoto del mio cuore. Non ho nulla da chiedergli. Non mi guardare così - soggiunse con aria afflitta - non sono innamorata di lui come donna, ma la sua parola ha cambiato la vita di molti, perché non potrebbe cambiare la nostra?”.
 Betuel si asciugò il sudore e rinunciò a capire la moglie. La vedeva troppo distratta dalla folla accalcata in quella stradina dove doveva passare il Nazareno. Il pover’uomo, d’altronde, da tempo aveva rinunciato a capire le donne. Il loro fanatismo, però, lo mandava  su tutte le furie.
 Di donne ve ne erano molte intorno al Nazareno. Sembravano tutte  impazzite. C’era chi elogiava la sua voce, chi ne ammirava il portamento, chi lo trovava affascinante come uomo, chi rimaneva incantata dal suo modo di parlare. Da quando poi si era sparsa la voce che aveva difeso e perdonato una adultera, lo consideravano un campione di modernità, un difensore delle donne. Da che mondo è mondo nessun uomo, nessun maestro, nessun sacerdote aveva mai preso le difese di una donna. Che stava succedendo in Israele? Betuel non sapeva darsi una spiegazione. Capiva che le cose non avrebbero potuto continuare così. Gli sembrava ingiusto che alle donne fosse negato quasi tutto e, se sbagliavano, poche volte venissero perdonate. Al contrario gli uomini avevano sempre ragione e venivano perdonati, scusati, compresi e riabilitati quasi sempre. Nessun uomo veniva lapidato se tradiva la moglie. A Betuel non andava giù che la parola o la testimonianza di un ragazzo valesse più della testimonianza di cento donne. Questa legge gli sembrava assurda. Nel suo intimo, almeno per ciò che riguardava le donne, dava ragione a Gesù di Nazareth. Niente distinzioni tra uomini e donne. Rimaneva interdetto, tuttavia, quando il Rabbi sosteneva che ogni persona, ricca o povera, uomo o donna, nobile o plebea, credente o atea, buona o cattiva avesse gli stessi diritti. Su questo non era d’accordo. Facendo di ogni erba un fascio si eliminava il merito, la buona volontà, la diversità, che Jahvé aveva ben specificato. Era perciò normale che alcuni uomini accusassero il Rabbi di essere un rivoluzionario. Non si poteva  abolire la legge di Dio e scalzare le tradizioni che avevano retto per secoli.
 Tutto sommato a Betuel quel Rabbi era anche simpatico e se era rimasto a Cafarnao lo aveva fatto, certamente per esaudire un desiderio della moglie, ma anche perché quel Galileo stuzzicava la sua intelligenza. Anche lui desiderava parlargli. Avrebbe voluto consigliarlo di moderare i suoi discorsi altrimenti avrebbe fatto una brutta fine. Era, però, impossibile avvicinare Gesù. La folla era tanta e tutti pretendevano di parlare con lui e Betuel non era  uomo paziente. Così dopo tre giorni, non vedeva l’ora di ritornare alla sua casa.
“Le donne e i fanatici”, brontolava, “hanno il cervello come quello di una capra e quando si mettono in testa qualcosa bisogna accontentarle altrimenti  devastano l’orto”. Molti, era certo, erano lì soltanto sperando di vedere un qualche prodigio. Conosceva la fame di cose meravigliose del popolo e il miracolo, vero o presunto, attirava più del miele le mosche. I prodigi o miracoli di cui si parlava a proposito di Gesù, a lui non dicevano molto. Per Betuel un uomo non può essere stimato per i prodigi che riesce a fare, ma per la coerenza tra le sue parole e la sua vita. Malgrado questi pensieri qualche dubbio gli frullava per la testa. Doveva infatti ammettere che il Nazareno non chiedeva mai nulla per sé e nessuno lo aveva mai accusato di ubriachezza o di essere di facili costumi, e tutti sostenevano che viveva poveramente. Inoltre se era vero che Gesù aveva sfamato qualche migliaio di persone con pochi pani e qualche pesce, allora tutte le sue obiezioni andavano in malora.
Queste riflessioni gli mettevano in subbuglio la testa e così scaricava sulla moglie la sua invidia per quel Gesù che aveva molti ascoltatori mentre lui non riusciva a farsi ascoltare neppure dalla sua donna. Al quarto giorno Betuel non ne poteva più. Non era riuscito a dire una sola parola, né a farsi notare non solo da Gesù, ma neppure da uno dei suoi discepoli. Così decise: “Ora basta, si torna a casa”. Cercò tra la folla la moglie e la trascinò via brontolando: “E’ ora di finirla con questo pazzo visionario. Torniamo a Gerusalemme!”.
Le lamentele della donna non servirono a niente e l’uomo la costrinse a seguirlo. Per la strada la donna iniziò un pianto così disperato da non poter proseguire oltre. Betuel s’infuriò, la minacciò, la percosse persino con il bastone, ma non ottenne nulla. La moglie non voleva tornare a casa. Tra un singhiozzo e l’altro continuava a ripetere: “Voglio almeno toccare il suo mantello!”.
“Bestia che non sei altro - ripeteva Betuel - ti ho accontentata ed hai visto tu stessa che è impossibile.”
La donna però non si dava pace e per calmarla le promise che si sarebbero fermati a Nazareth.
 “Ti farò parlare con la madre di questo Gesù. Mi dicono che è più abbordabile del figlio”.
 L’idea  di andare a trovare la Madre di Gesù la consolò e, senza indugio, si mise in cammino dietro il marito.
Nazareth era un piccolo villaggio e tutti conoscevano Maria, per cui non fu difficile trovare la sua abitazione. Betuel e sua moglie vi arrivarono quando il sole stava tuffandosi dietro le colline. Il primo impatto li lasciò stupiti. Maria, infatti, non aveva una vera casa e la sua abitazione consisteva in una grotta scavata nella roccia con un cortiletto esterno. La povertà di quel luogo aumentò le perplessità di Betuel. Per il dottore della legge era inconcepibile che un maestro avesse abitato per più di trent’anni in quella grotta. Scuotendo la testa Betuel fece l’ultimo sforzo ed entrò.
La madre di Gesù abbracciò la moglie, fece sedere Betuel e subito mise sul fuoco l’acqua per offrire agli ospiti una bevanda calda. Intanto il dotto fariseo guardava Maria e non riusciva a trovare in lei alcuna qualità. “Certo, si diceva, è gentile, ma che differenza da mia madre! Non è possibile che questo suo figlio sia il Messia promesso! La mia era una casa dove si vedeva l’amore per lo studio e mia madre era una donna colta. Qui non vedo nessun libro e senza studio, niente scienza... Si fa presto a sparare sentenze, ma queste lasciano il tempo che trovano se non sono fondate su lunghi anni di fatica!”.
Quando la bevanda fu pronta Maria mise davanti agli ospiti due ciotole. Versò prima alla donna e, quando stava per versarlo a Betuel, lo guardò  fisso negli occhi. Riempì la tazza e continuò a versare la bevanda tanto che il liquido si sparse per terra. Il dottore allora protestò: “Signora, stia attenta, non vede che la ciotola è colma?”.
 Maria lo guardò dolcemente e con voce sommessa gli disse: “Figlio mio, a me sembra che tu sia come questa ciotola. Sei un uomo tutto ricolmo di te, del tuo sapere, delle tue certezze. A che sarebbe servito parlare a mio figlio? Neppure se Gesù ti avesse parlato per anni ed anni saresti stato capace di comprendere una sola parola. La tua ciotola è piena, non vi si può aggiungere nulla. Per riuscire ad ascoltare Gesù è necessario fare il vuoto dentro di te! Egli predica l’avvento di un regno riservato ai poveri e ai piccoli. Tu sei troppo ricco delle tue idee e troppo grande per abbassarti ad ascoltare!”.
Betuel stupito lasciò parlare Maria, ma in cuor suo pensava che la donna fosse folle come suo figlio. In silenzio portò la tazza alla bocca e bevve. La bevanda scottava in un modo strano. Il liquido attraversava il suo stomaco come se fosse un metallo fuso.Ogni sorsata scendeva bruciando e gli sembrava che quel fuoco distruggesse non solo le sue viscere ma anche e sopratutto le sue convinzioni; nello stesso tempo una dolcezza mai provata saliva al cuore e all’intelligenza. Quando finì di bere Betuel era cambiato. La bevanda della madre di Gesù aveva lavato non solo le sue viscere ma anche il suo orgoglio, facendolo ritornare piccolo e capace di rinascere. Era iniziato per lui il cammino della fede.

Letto 1136 volte Ultima modifica il Venerdì, 10 Ottobre 2014 12:50
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