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Lunedì, 01 Marzo 2010 00:00

Mangiare con i peccatori

Scritto da Lucia Iorio
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“Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare perché tu possa mangiare la Pasqua?».”

Anche io come i discepoli mi sono posta la domanda, dove vuoi Signore che io prepari? A loro hai indicato dei segni precisi, almeno così mi pare di capire.
“Allora mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo  e là dove entrerà dite al padrone di casa: Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, perché io vi possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?  Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala con i tappeti, già pronta; là preparate per noi».  I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono per la Pasqua.”
Io sono molto più confusa, brocche d’acqua, stanze già pronte, non mi è facile decifrare i segni che tu mi metti a disposizione.
Beh! Che sia o no preparata, Pasqua sarà.
“Venuta la sera, egli giunse con i Dodici. Ora, mentre erano a mensa e mangiavano, Gesù disse: «In verità vi dico, uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà». Allora cominciarono a rattristarsi e a dirgli uno dopo l’altro: «Sono forse io?». Ed egli disse loro: «Uno dei Dodici, colui che intinge con me nel piatto. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui, ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo è tradito! Bene per quell’uomo se non fosse mai nato!».”
Certo, bella compagnia ti sei scelto per fare la prima Eucaristia, lo sapevi pure; quello che ti avrebbe tradito, Pietro, che si sarebbe vergognato di appartenere al tuo gruppo di fronte a una servetta, e tutti gli altri che non hanno dimostrato un grande coraggio e nemmeno un grande interesse nei tuoi confronti.
Ci saranno pure stati degli uomini un po’ perbene anche ai tuoi tempi, qualcuno con qualche capacità in più; mentre sceglievi, forse un occhio un po’ più critico avresti anche potuto averlo.
“Mentre mangiavano prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse: «Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza versato per molti. In verità vi dico che io non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio».”
Finita la cena. Mi resta, come la Cananea, di implorare, perché anche i cani si cibano delle briciole che cadono sotto la tavola dei loro padroni. Allora fossero anche solo le briciole di questo mistero, anche se non rientrano nella mia comprensione, basteranno per la mia salvezza; non diciamo sempre come il centurione prima di accostarci alla mensa “non sono degno di accostarmi alla tua mensa  ma dì solo una parola ed io sarò salvato”?
Piego il cuore. Ecco la briciola, la spolvero e, schizzinosa come sono, resto a guardarla: mangiare con i peccatori.
No, sono disposta a lavorare come uno scaricatore di porto, però, per favore non ditemi di mangiare con gli scaricatori; al momento di mangiare preferisco lavarmi bene le mani, e mangiare il mio pasto in pace senza il rischio di sentire qualche sconceria.
Sporcarsi le mani, compromettersi, scendere… l’hai fatto tu che sei Dio, ma noi? Non è bene che usiamo un po’ più di giudizio?
Certo, sono consapevole che distinguere il bene e il male non è del tutto facile, però almeno si può tentare.
Quo Vadis? Dove vai, mio Signore? Anche io, come Pietro nel film, ti vedo tornare indietro e sento chiara la risposta: vado a Roma a farmi crocifiggere di nuovo.
Fate questo in memoria di me, sì, tutto sembra fatto per benino, la liturgia, le riflessioni, possiamo andare in pace. Ora pensiamo al pranzo, possiamo sederci con qualcuno che ci fa simpatia, scambiare due chiacchiere e, perché no, concludere con qualche dolcetto.
Ite missa est, meno male che adesso il prete nel salutarci dice più esplicitamente: andate la messa è finita, ce ne accorgiamo anche da soli, ma detto ci rassicura maggiormente, e, più o meno soddisfatti, ci avviamo alle nostre occupazioni.
Si potrebbe mica insinuare che c’è un’altra messa, una messa che sta da un’altra parte, sarebbero complicazioni inutili; il tempo corre veloce e volenti o nolenti tutti dobbiamo essere sempre più sbrigativi.
Perché tutto non torna come prima?
Che non sia perché non è stato solo un film? La luce del giorno dopo rischiara e fa strada, la primavera dischiude il tepore e i mandorli spaccano la dura scorza e si tingono di rosa, gli uccelli cinguettano e la vita, non più trattenuta dalla roccia del sepolcro, scioglie le campane a festa.
Qualcosa è cambiato nel mondo e nella storia, e nella mia storia? Continuo a guardare la mia briciola e sento che il tutto può cambiare solo dal frammento.
Che ognuno è innanzitutto Parola del Padre da restituire e attraverso la tua Croce diventa possibile. Possibile per tutti e solamente a condizione che sia per tutti. (1)
Il nostro mangiare deve comprendere necessariamente l’altro e la maggiore alterità è quella del peccatore. (2)
Seguirò la vita, quella che tu mi hai restituita, sì, andrò io a Roma (o ciò che vuole significare) e la briciola diventa pane, pane che rende la Vita.
Acquista senso rispondere: Rendiamo grazie a Dio.

Buona Pasqua

(1) “Spetta al Signore segnare i confini e le condizioni della sua pasqua. Noi siamo troppo inclini ai compromessi e ai raccorciamenti. È la pasqua se con Cristo vengono tutti i suoi. Se uno solo resta fuori, anche l’ultimo, anche il nemico, Egli non entra a far pasqua con noi.”
Don Primo Mazzolari, Farò la pasqua da te coi miei discepoli.

(2)cfr. Giuseppe Ruggeri, La verità crocifissa. Il pensiero cristiano di fronte all’alterità, ed. Carocci, 2007.

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