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Giovedì, 01 Aprile 2004 00:00

"E' necessario che la Parola dia la parola..."

Scritto da Lucia Iorio
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Dico ogni tanto, scherzando, ai miei amici evangelici: "per forza siete più bravi nel leggere la Bibbia...avete cominciato 400 anni prima..."
Ancora una volta mi sono lasciata suggestionare da una lettura, questa volta fatta da Paolo Ricca, nel corso della Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani, in una conferenza tenuta a Vercelli sul tema "La Bibbia e l'Europa".
"E' necessario che la Parola dia la parola..."
Voglio condividere con voi le riflessioni che mi ha suscitato, come invito e augurio per la Pasqua che si compie in ciascuno.
Nel nostro tempo, sempre più laicizzato, la Parola diventa per addetti ai lavori, che la studiano, la contemplano e fanno del loro meglio per viverla... questo non è poco, ma non è tutto.
"E che te ne fai" disse il Piccolo Principe a colui che contava le stelle e le numerava, "Niente, le possiedo" fu la risposta. (1)
E anche noi spesso la Parola ci limitiamo a possederla, magari sempre con più padronanza... è una cosa nostra, riguarda noi.
Ma che questa Parola debba servirci a "dare la parola" non è poi così ovvio nécosì scontato.
 "Dio disse" (cfr. Gen 1,1-31) e le cose furono, e per tutte "Dio vide che era cosa buona", poi "Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò." E per questo: "Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona".
E questo per noi non è poco, ma non è tutto... già, è stata una donna (raccontano) a non accontentarsi del paradiso! C'era un solo frutto che non poteva avere ed è diventato tanto importante nel suo immaginario da renderle insignificante tutto il resto.
Lo scarto è qui. Fra ciò che è, e ciò che vorremmo fosse.
Bene, la pienezza di vita sta in ciò che è, nell'esistente, questo ci è detto in tutta la Scrittura e, in modo privilegiato per noi cristiani, nel Vangelo di Gesù Cristo.
"E il verbo (la Parola) si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi..." (Gv 1,14), si è fatto ciò che noi siamo, la cosa che accomuna tutti (anche questo pensiero l'ho "rubato" a Paolo Ricca), al di là di tutte le specificazioni successive, maschio o femmina, ricco o povero, più o meno dotato di capacità.
Nell'incarnazione morte e risurrezione (e p. Ennio ripete spesso che se abbiamo capito questo siamo laureati in teologia) c'è il ritorno della Parola alla sua origine, al suo essere principio e destinazione ultima di ogni cosa, di ogni uomo e di ogni donna. (A questo siamo destinati, ad essere nella nostra origine, in Cristo, principio e fine di tutte le cose; non a romperci qualche osso uscendo di casa, questo è tutt'altro concetto!).
Il compito del cristiano è allora "dare la parola", "far parlare" ogni realtà, e in modo particolarissimo ogni carne, già, ogni carne, difficile sempre più in questo nostro mondo "civile" dove capita così, senza nemmeno farci troppo caso, di sentire al giornale radio: "Quello che è successo a Bagdad poteva essere una tragedia, come quella di Nassirya, invece, questa volta sono morti solo dei civili iracheni", già, i nostri eroi sono salvi.
"Niente di nuovo sul fronte occidentale" (romanzo di Erich Maria Remarque), anche questo è un soldato che muore, è la fine di una vita e di una storia ma: "Egli cadde nell'ottobre del 1918, in una giornata così calma e silenziosa su tutto il fronte, che il bollettino del Comando Supremo si limitava a queste parole..."
Restituire la parola, è il nostro servizio, quante volte mi risuona all'orecchio: "...Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta." (Lc 10,41-2)
Maria ha scelto di "far parlare il Signore" nella sua casa e nella sua vita. E questo le rimarrà.
Questo "serve" e non ci sarà tolto: "restituire la parola" a tutti i morti e al "mezzo morto" per restare a un esempio di casa nostra (art. di p. Raffaele).
Serve sapere che parlano e urlano e segnano la nostra vita. Non possiamo ignorarli, perché "...se questi taceranno, grideranno le pietre." (Lc 19,40). I discepoli esultavano e lodavano Dio, vedendo Gesù entrare in Gerusalemme, ma questo ai farisei non andava bene e volevano zittirli.
Tanto spesso il nostro mondo vorrebbe che tutte le parole scomode tacessero, e ci troviamo poi a sentire "gridare le pietre", un malessere che ci attanaglia e da cui non riusciamo mai a liberarci, nonostante tutto lo "star bene" di cui ci circondiamo.
Ora se è vero che la Parola è all'origine dell'ecumene, della terra abitata, è all'origine di una "casa comune", questa casa che non sarà mai "nostra" se ne lasciamo fuori una parte.
Bene lo aveva capito S.Paolo quando diceva ai Corinti: "...il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio" (1Cor 3,21)
Nella Pasqua abbiamo la ricapitolazione di tutte le cose in Cristo , a noi spetta riconoscerlo e piegare il cuore tutte le volte che non vediamo la strada.
Sempre ai Corinti S. Paolo scriveva : "Ora, quanto si richiede negli amministratori è che ognuno risulti fedele" (1Cor. 4,2)
E la fedeltà alla croce non è facile e non è scontata.
"L'unica cosa che si può fare è offrirsi umilmente come campo di battaglia. Quei problemi devono pur trovare ospitalità da qualche parte" (2) scrive Etty Hillesum all'inizio del suo percorso e, da una famiglia della borghesia intellettuale ebraica, arriverà alla morte in un campo di concentramento. Fra le ultime sue parole ci sarà: "Fatevi coraggio." (3)
Ospitare quello che non è riconciliato. Abbracciare la croce (Quante immagini di S. Domenico!)
E' della nostra fede.
("Il conflitto è anima della relazione" (4) Questo pensiero non è estraneo neppure alla riflessione psicologica)
"Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: "Padre nelle tue mani consegno il mio spirito". Detto questo spirò". (Lc 23,45-46)
Qui la Parola ritorna al Padre, e in questo luogo a tutti e a tutto è stato dato di attraversare la notte e giungere ai bagliori del mattino di Resurrezione.
Buona Pasqua

1 Antoine de Saint-Exupéry. Il Piccolo Principe,
2 Etty Hillesum, Diario 1941 "“ 1943, gli Adelphi. Pag.49,
3 id pag 260
4 Rigenerare i legami: la mediazione nelle relazioni familiari e comunitarie, Vita e pensiero, Studi interdisciplinari sulla famiglia n° 20. Pag 24
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