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Martedì, 01 Giugno 2010 00:00

La brontolona

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la brontolona
di Atoni Denis

C’erauna donna che a­veva quattro figlioli e un marito che da qualche anno amava bere più di quanto fosse concesso all’organismo umano. Era più il tempo in cui lo si vedeva ubriaco che quello passato come uomo cosciente del dono della vita. Non era sempre stato così. L’uomo aveva incominciato a bere da quando l’aria di casa s’era resa così irrespirabile da snervarlo fino all’esasperazione. La causa principale era stata il continuo brontolare della mo­glie, che sotto altri aspetti era davvero una brava donna. Essa non si stancava mai di pulire, di cucinare, di rammendare... di svolgere tut­te quelle faccende  proprie d’una mamma con un marito e quat­tro figli. L’uomo non si spiegava perché, dopo il matrimonio, la sua donna fosse cambiata e fosse  diventata sempre più tetra e brontolona.  Non la si sentiva più cantare, come faceva da ragaz­za,  e diventava sempre più sciatta, più triste, più chiusa in se stessa.
La donna, soprannominata dai vicini “Maria, la brontolona”, sembrava una pentola in continua ebollizione. Non le andava bene nulla, borbottava sempre, anche quan­do era sola: «Guarda che disor­dine, è impossibile vivere in questa casa. Proprio a me dovevano capitare quattro figli così irrequieti! Che razza di marito mi sono andata a pe­scare. Se avessi saputo che il matrimonio mi avrebbe trasformata in una serva, sarei rimasta piuttosto zitella… ».
E la litania andava avanti tutto il santo giorno.
Fuori casa, era la stessa mu­sica. Persino alla Messa della domenica non faceva che brontolare: «Questi chierichetti non stanno mai fer­mi. Il prete non si capisce che cosa voglia dire. Ma si deve venire in chiesa vestiti come quella lì?». Aveva da ridire su tutto e su tutti. E giù a criticare ogni compaesano. Il suo Rosario era più una sfilza di brontolii che una sequenza di Ave Maria.
Si capisce che, di questo pas­so, anche le cose in famiglia andavano di male in peggio. Denaro ne gi­rava poco, i figli crescevano male e del tutto trascurati perché, col babbo sempre ubriaco e la mamma tutta presa a lamentarsi, nessuno si curava della loro educazione.
In casa c’era un quadretto che rappresentava la Sacra Famiglia: tre volti sorridenti dei santi per­sonaggi, che proprio non si addi­cevano a quell’ambiente. Spes­so la Brontolona se la prendeva anche con la Madonna: «Bea­ta te che sorridi sempre! Con un Figlio buono e bravo come Gesù e un marito san­to come Giuseppe, non hai fatto molta fatica; guarda me, invece, in che condizioni mi tocca vivere… ».
 Era un modo strano di rivolgersi alla Vergi­ne, anche se Maria la Brontolona, in fondo, voleva un gran bene alla Madonna. Ma era fatta così; nutriva ormai una sorta di invidia per tutte le altre donne, come se solo lei avesse da faticare.
Passavano gli anni e le cose andavano sempre peggio. La Brontolona aspettava sempre che il mondo cambiasse, ma lei non si  sognava neppure di  modificare  se stessa.
Un giorno, non potendone più, dopo l’ennesima litigata col marito, riempì un sacco con i suoi stracci e lasciò la casa. Prima di andarsene  sostò un istante davanti all’immagine sacra, e  rivolgendosi alla Madonna col solito cipiglio le gridò: «E’ inutile che mi guardi storto; qui non reggo più. Se sei madre di tut­ti, prova a starci tu in questa baraonda. Me ne vado, non so dove e come vivrò, ma credo di avere diritto di vivere un po’ in pa­ce!».
Si sbatté l’uscio alle spalle, lasciò il paese e si rifugiò all’estero, senza che nes­suno sapesse dove.
Vagò per giorni e mesi, arran­giandosi a fare i mestieri più umili, tanto che in breve tempo si era ridotta pelle e ossa. Ogni tanto si sentiva salire lacrimoni grossi grossi, che invano tentava di ricacciare giù. Rivedeva la sua casetta e la ricordava piena di luce, baciata dal sole. Rivedeva  il marito, paziente e com­prensivo come quando erano fi­danzati. Il solo pensare ai figlioli la faceva tremare di emozione e di dolore, vedeva quei quattro volti così belli che la fissavano con uno sguardo che non riusciva a sostenere: occhi vispi e affettuosi che le sorridevano. Le sembrava di udire la loro voce e li vedeva correre verso di lei festanti.
 Dopo qualche mese la povera Maria non ce la fece più e decise di ritornare a casa. Così man mano che si avvicinava al suo paese, della sua famiglia ricordava solo le cose buone, mentre trovava sciocchi i motivi che l’avevano spinta a partire.
Arrivò al paese in un giorno di maggio, quando la natura si rinnova e perfino le er­bacce si vestono d’un verde così intenso che viene voglia di ac­carezzarle. Era l’ora di pranzo e per le strade non si vedeva anima viva.
Maria la Brontolona si avvi­cinò alla sua casa, quasi in pun­ta di piedi, non vista né sentita da alcuno. Il cuore le batteva tanto forte che le sembrava  scoppiasse. S’aggrappò al muretto del giardino per non cadere e si mise ad osservare la casa.
Che stupore! Pareva un so­gno. Il giardinetto era tutto pulito e  ridente di fio­ri, e l’orto offriva ai raggi del sole le più belle verdure di stagione.
Dalla finestra s’udiva la vo­ce di una donna che cantava. La Brontolona si av­vicinò esitante. La stanza era in per­fetto ordine. La mensa ap­parecchiata e la famiglia sedu­ta a tavola. Vide  i suoi  figli e il marito ridere felici mentre mangiavano una minestra fumante e profumata. Nella cucina, dietro la tenda,  si vedeva la sagoma di una donna affaccendata, che can­tava con una voce così dolce da penetrare nel profondo dell’a­nima. Chi era mai quella donna che cantava? Possibile che qualcuno avesse preso il suo posto? Dette ancora uno sguardo disperato in quella che era stata la sua casa e si accingeva a ripartire con il cuore a pezzi, quando il suo sguardo cad­de sul quadretto della Sacra Famiglia. « Sogno o sono sveglia? », si chiese la povera donna, stro­picciandosi gli occhi. San Giusep­pe e il Bambino stavano al loro posto. Ma la Madonna non c’era, era come cancellata e si vedeva bene il posto vuoto.
La Brontolona fissò di nuovo quell’ombra di donna che sfac­cendava in cucina, poi guardò nuovamente il quadro e comprese di colpo. In tutti quei mesi la Madre di Gesù l’aveva sostituita. La Brontolona cadde in ginocchio e scoppiò in un pianto dirotto.
Ma una mano delicata le ac­carezzò i capelli, come faceva sua madre quando era bambina e sentì una voce sussurrarle: “Vieni, entra serena: questa è la tua casa ed a tavola siede la tua famiglia. Nessuno si è ac­corto della tua partenza.  Devi solo sorridere, dimenticare questo lungo periodo di sofferenza e ricordarti che la gente ti ha da­to un altro nome. Ora tutti ti chiamano: Maria, la Can­terina ».
Dice la storia che quella mamma riprese felice il suo posto e, siccome in lei qualcosa era mutato, tutto si era  trasformato. Aveva compreso che, cambiando se stessa, tutto il mondo intorno a lei era diventato migliore.

Letto 1060 volte Ultima modifica il Venerdì, 10 Ottobre 2014 12:37
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