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Martedì, 01 Giugno 2010 00:00

Verso Ginevra

Scritto da Lucia Iorio
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Quest’anno, come S.A.E. (Segretariato Attività Ecumeniche) abbiamo deciso di sostituire il consueto Convegno di Primavera, con un viaggio ecumenico.
La meta proposta Ginevra, sia per il Cinquecentesimo anniversario della nascita di Calvino, appena trascorso, sia per tutto l’interesse che queste terre rivestono.
Eravamo circa cento, in due pullman e, dal 14 al 17 aprile, sono stati i primi luoghi di conoscenza reciproca e di presentazione dei temi che ci hanno aiutato nella riflessione e nella comprensione di ciò che è avvenuto.
Il sole, durante tutto il tragitto, ha illuminato la neve delle montagne e ci ha regalato, almeno in visione, un contesto di grande speranza.
Oltre a Calvino, le monache di Grandchamp, il CEC, l’Istituto ecumenico di Bossey, tappe di chi si fa carico delle divisioni e cerca le vie per una possibile unità.
Di Calvino mi pare importante fare memoria delle sue “Discipline”; non tanto come passato, ma come attualità di futuro per ogni singolo e per ogni comunità di credenti.
“…la disciplina ecclesiastica di Calvino è ricca tanto di timore di Dio quanto di amore per l’umanità…Calvino arrischiò la sua riflessione sul rapporto tra Gesù Cristo e la sua sposa, e sul rapporto che i credenti, membra del corpo di Cristo, devono avere tra loro, affinché la loro unità al capo e la comunione di ciascun membro sia testimonianza autentica ed efficace…” (1)
Viviamo in un tempo molto “liberale” e la disciplina è un termine desueto che non trova molti consensi. La Chiesa come corpo di Cristo appartiene, certo, al mistero; ma la Chiesa come comunità dei credenti è visibile. Là dove le difficoltà emergono si avverte anche la necessità di cura. Ne va della nostra testimonianza. Oggi, come ad Edimburgo cento anni fa, quando le chiese protestanti hanno avvertito la necessità di confrontarsi tra loro, proprio perché nelle terre di missione la divisione non rendeva credibile l’annuncio del Vangelo.
Importante la visita al CEC (Consiglio Ecumenico delle Chiese). Questo organismo nasce nel 1948, accoglie le istanze ecumeniche di due cammini: “Vita e azione” e “Fede e Costituzione”. Ha sede a Ginevra. Riunisce 349 chiese, sono presenti ortodossi, anglicani, battisti, luterani, metodisti e le chiese riformate. Rappresentano oltre 560 milioni di cristiani in 110 paesi del mondo.
La Chiesa cattolica non ne fa parte formalmente. Dal 1965, dopo il Vaticano II, è entrata in dialogo con questo organismo; è stato costituito un  “gruppo misto di lavoro” che collabora alle attività del CEC. 
E’ progetto grande e importante, il suo senso si coglie anche nella strutturazione architettonica. La cappella è stata fatta con i gradini dove bisogna scendere, come negli antichi battisteri. All’ingresso un mosaico col Battesimo di Gesù e l’acqua che sgorga e continua col disegno, sul pavimento. Necessario immergersi di nuovo per poter pensare all’unità della Chiesa. Una immersione che risulta particolarmente faticosa soprattutto nei suoi risvolti politici.
Il CEC ed la KEK (2) sono due organismi molto importanti, ma la diversità di composizione e di procedimento vengono a determinare equilibri molto precari.

La comunità delle monache riformate a Grandchamp ci ha aperto il cuore. La loro cappella, ricavata nell’antico essiccatoio del grano, è chiamata l’Arca. Piccole finestre colorate illuminano il buio del legno. E’ un’esperienza singolare all’interno della Chiesa della Riforma. Nel periodo in cui l’Europa armava i suoi eserciti per preparare la seconda guerra mondiale, un gruppo di donne ha avvertito l’esigenza forte di ritrovare la meditazione biblica e i ritiri spirituali. Nei tempi di maggiore fatica, forse, è sensibilità di donne, cercare il “luogo” dove poter custodire la vita.
Nel 1944 si struttura in una comunità di tipo monastico, Geneviève Micheli assume il Ministero di Comunione, titolo che corrisponde a quello cattolico di Priora; mi pare molto significativo. La comunione non è scontata, ci è donata nel sangue di Cristo, ma è necessario poi un vero e proprio ministero per concretizzarla nella vita di ogni giorno. Oggi sono cinquantuno sorelle, vivono secondo la Regola di Taizé, di diversa nazionalità e denominazione di chiesa.  Trentacinque a Grandchamp, altre in Israele, in Algeria o, per un periodo, dove più necessita una presenza di riconciliazione.

Altra tappa importante l’Istituto Ecumenico di Bossey, qui si preparano tutti quelli che avranno un ufficio ecumenico, sono mandati dalle rispettive Chiese e vivono anche l’impegnativa esperienza della convivenza e del confronto. Da alcuni anni c’è anche una comunità ecumenica di suore, due riformate, due ortodosse, due cattoliche. Anch’esse mandate per un periodo dalle rispettive Chiese. Si occupano della preghiera e delle riflessioni. Attualmente le suore cattoliche sono domenicane.

Concludo con le parole di sr. Minke de Vries, priora di Grandchamp per quasi trent’anni: “Col tempo ho compreso sempre meglio che dobbiamo adottare in ogni cosa uno spirito di pellegrinaggio e di “visitazione”; questi sono i sentieri che ci aprono alla fecondità dello Spirito.” (3).
In questo viaggio abbiamo sperimentato che è possibile, ora ci è chiesto di restituirlo nei passi che facciamo.
Affinché “ecumene” sia, cioè “abitata” la terra richiede la presenza dell’uomo e della donna che rispondono alla loro vocazione e rendono storia ciò in cui credono.


(1)  E. Fiume, La disciplina ecclesiastica nel pensiero di Giovanni Calvino, in Libertà e disciplina, Nel 500° anniversario di Giovanni Calvino, a cura di G. Long,  Claudiana – Torino, 2009, pagg 57-58.
(2) La Conferenza delle Chiese Europee (KEK) è una comunione ecumenica di 120 chiese, vi appartengono quasi tutte le Chiese ortodosse, le Chiese protestanti, la Chiesa anglicana, la Chiesa cattolica e 40 organizzazioni di Chiese associate e le chiese indipendenti. Confessano il Signore Gesù Cristo come Dio e Salvatore secondo le Scritture. Cercano di realizzare insieme la loro comune vocazione per la gloria di un solo Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo.
La prima Assemblea si è tenuta a Nyborg, dal 6 al 9 gennaio 1959. L’8 ottobre 1964, durante la sua IV Assemblea, la Conferenza ha adottato la sua prima Costituzione. Il Segretariato è a San Gallo in Svizzera, ed ha uffici anche a Ginevra, Bruxelles e Strasburgo. Il numero delle chiese membro è aumentato man mano e si è approfondita anche la comunione tra di loro. E’ aumentata anche la cooperazione con il Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE), costituito dalle attuali 33 Conferenze episcopali presenti in Europa.
Un documento importante di questa collaborazione è stata la Charta Oecumenica, Linee guida per la crescente cooperazione tra le Chiese in Europa, promulgata a Strasburgo il 22 aprile 2001.
N.B.: Alcune traduzioni utilizzano come sigla della Conferenza delle Chiese Europee: CEC
(3) M. de Vries, Verso una gratuità feconda, L’avventura ecumenica di Grandchamp, Paoline, 2008 pag. 199.

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