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Venerdì, 01 Ottobre 2010 00:00

27 novembre a Bergamo

Scritto da p.Domenico Cremona
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Il dott. Norman Zarcone, docente universitario precario che si è ucciso nei giorni scorsi gettandosi da un terrazzo dell’ateneo di Palermo, rivendicando il diritto al lavoro, aveva 27 anni. All’apprendere la notizia, di riflesso mi sono tornate in mente le polemiche riguardanti il Messaggio di Benedetto XVI per la prossima giornata mondiale della gioventù (2011 a Madrid): in una parte del testo (www.vatican.va) sembrava che il Papa esortasse i giovani a non preoccuparsi della ricerca di un posto fisso di lavoro come fonte di sicurezza ma di ricercare piuttosto questa sicurezza in Dio. Come al solito, la frase estrapolata dal contesto, poteva sembrare una beffa nei confronti di giovani disorientati da un lavoro precario senza futuro al punto che, circa un mese dopo, nell’Angelus di domenica 5 settembre, il Papa ha nuovamente ripreso e spiegato il contenuto del Messaggio ai giovani. Forse Norman ha preferito uscire dalla condizione di precariato per un posto fisso in paradiso!
Comunque sia, la morte-suicidio di Norman non verrà annoverata nella sempre più lunga lista delle morti bianche... Ma sulla lista sono finiti Giuseppe Cecere, Antonio Di Matteo, Vincenzo Musso morti l’11 settembre dentro a una cisterna di uno stabilimento chimico della multinazionale olandese DSM a Capua. “Se la sono andata a cercare” si potrebbe dire, parafrasando un diabolico anziano senatore della Repubblica italiana. Oppure si potrebbe pensare che non si amavano abbastanza. Già perché questo è lo slogan degli squallidi spot pubblicitari che il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali dedica alla sicurezza sui luoghi di lavoro: “la pretende chi si vuol bene”; come dire che chi muore sul lavoro, in fin dei conti, ne è responsabile perché non si ama abbastanza e non pretende che le norme di sicurezza sul lavoro siano attuate. Domanda: come si può pretendere la sicurezza sul lavoro quando si è precari o si lavora in nero? Molti lavoratori precari o in nero sono privati dei fondamentali diritti del lavoro, sono in una condizione di ricatto, e se provano minimamente a pretendere la sicurezza sul lavoro, vengono mandati a casa. Oppure come si può lavorare in sicurezza quando costretti a turni massacranti? Ma forse anche in questo caso c’è una cattiva interpretazione dei contenuti: aspettiamo la ratifica dello spot al prossimo angelus del ministro Sacconi...
Ciò che non ha bisogno di rettifica perché inequivocabile è invece la perspicace affermazione del ministro Tremonti che dalla pulpito del Berghem fest ha affermato che «robe come la 626 (la legge sulla sicurezza sul lavoro) sono un lusso che non possiamo permetterci».
A tutto questo va aggiunto quanto accaduto alla Fiat di Pomigliano e di Melfi dove si sono creati  precedenti gravi per i diritti dei lavoratori che si riproporranno in futuro per altri stabilimenti, gruppi industriali, imprese. La crisi finanziaria/economica ha prodotto 650mila cassintegrati, milioni di precari, crisi dell’industria tessile, chimica, ceramica, alimentare, automobilistica. Ma, citando ancora il ministro Treconti, “l’emergenza è finita”.

A differenza di quanto ci rassicura il ministro dell’economia, la Commissione Giustizia Pace Creato della Famiglia Domenicana ha scelto come tema dell’annuale Giornata per l’impegno e la solidarietà la crisi economica e gli effetti che essa ha prodotto e produce nel mondo del lavoro. L’appuntamento è per il 27 novembre a Bergamo (non al Berghem fest).

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