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Giovedì, 01 Aprile 2004 00:00

Come discepoli di Emmaus

Scritto da Irene Larcan
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"E partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!". ( Lc. 24, 33-34 )
 Una antica chiesa abaziale in una cittadina distante circa venti chilometri da Verona. L'orologio del campanile della chiesa ci accoglie con i suoi rintocchi ricordandoci lo scorrere del tempo dell'uomo preso dalle mille faccende quotidiane e scandendo quello della grazia di Dio, tempo favorevole alla riflessione sulla nostra fede ed alla conversione del nostro cuore e della vita a Dio.
Ci sentiamo un po' di casa, Lucia ed io, ad Isola della Scala, accolte sempre con gentilezza e fraternità dal parroco-abate don Gianni, dai suoi collaboratori don Francesco e don Andrea, dalle signore della segreteria parrocchiale e da Ada che si preoccupa di darci il sostentamento materiale per la predicazione mentre ci racconta della sua vita.
E' già la terza volta che veniamo: la prima, nel gennaio del 2003, mentre la comunità parrocchiale si preparava alla celebrazione della missione alla parrocchia, incaricate con fra Domenico, da fra Marino Moro di presentare il lavoro ed il metodo di lettura del Vangelo nei centri d'ascolto della Parola; la seconda, invitate da don Gianni a sostenere la formazione e ad incoraggiare i 64 animatori dei centri che si sarebbero incontrati in Avvento; la terza, qualche settimana fa per la preparazione della Quaresima.
E' stata per noi un'esperienza molto bella e colma di ricchezza! Una comunità parrocchiale viva ed entusiasta, anche se un po' trepidante e preoccupata, come del resto siamo noi due nell'affrontare l'annuncio: mi accosto sempre con "timore e tremore" alla parola di Dio, consapevole della enorme distanza tra me e l'annuncio che porto, dei miei tanti limiti e della povertà spirituale con cui leggo il Vangelo! Ma altrettanto sicura che quello che ricevo e di cui mi arricchisco durante questi incontri è molto più importante della piccola testimonianza che riesco a dare. Non sono una professionista della Parola, e non mi interessa esserlo: sono solo una donna, una cristiana che si sforza di vivere la sua fede, sempre in cammino!   
D'altronde, la nostra vita di cristiani, ed a maggior ragione di domenicani, è come un cammino che ci rende poco a poco coscienti di quale è la nostra origine e quale la nostra meta. Un cammino quasi  mai lineare ma che spesso ci porta su sentieri che a volte si arrampicano faticosamente  altre costeggiano dolcemente pianure e spiagge. Un cammino che ci fa dirigere decisamente alla meta (vedi la salita di Gesù a Gerusalemme in Lc. 9,51), o che bruscamente ci fa ripercorrere vie già battute, che ci riporta indietro (vedi i discepoli di Emmaus in Lc. 24,13-35). Ciò che ci sospinge a scegliere l'una strada o l'altra rimane sempre e solo la fede.
Una fede grande che può spostare le montagne o una fede vacillante e piccolina che ha bisogno di crescere, ha bisogno di rassicurazioni, di essere coltivata e verificata sulla e nella Parola di Dio, perché come ai discepoli di Emmaus a noi "arde il cuore", anche se i nostri occhi non sempre sono aperti e riescono a riconoscere il Signore nel viandante che si accompagna a ciascuno di noi e che sa spiegare in tutte le Scritture ciò che si riferisce a Lui.
C'è stato un tempo, anche non molto lontano, in cui la Bibbia era guardata con una certa trepidazione, forse perché era stata la forza dirompente del Protestantesimo e per questo, nella Chiesa romana, si preferiva lasciare la Bibbia al Magistero, distribuendo ai fedeli i documenti della gerarchia, dalle Encicliche papali alle Lettere pastorali dei vescovi, dalla predicazione del clero ai catechismi. Il Concilio Vaticano II ha riaperto gli orecchi dei cristiani alla Parola di Dio, ha rimesso nelle loro mani la Bibbia, invitandoli a leggerla, a meditarla, a comprenderla, a contemplarla. "Questo è stato provvidenziale per misurare la fede non sulla quantità ed esattezza delle verità credute (in latino era fides quae creditur,la fede che si crede) bensì sulla sincerità e la coerenza dell'adesione (fides qua creditur, la fede con cui si crede); ma ha anche sollecitato un largo interesse ed una diffusa consuetudine con la Bibbia". (Luigi Bettazzi, PREGARE L'APOCALISSE, Editrice Piemme, 2002).
Riprendere in mano la Bibbia per riprendere in mano la propria fede, ricominciare il nostro cammino di cristiani andando alle radici del Cristianesimo, ai Vangeli ed alla predicazione degli Apostoli e fare con loro e attraverso la loro esperienza la conoscenza di quel Gesù Cristo venuto a portare la salvezza.
E' passato qualche anno da quando, con il volto triste come i due discepoli di Emmaus, anch'io in cammino me ne tornavo delusa perché speravo che fosse Lui a liberarmi dal dolore, dalla perdita, dal nonsenso, dalla insoddisfazione, dalla incredulità.... ed invece eccoLo lì crocifisso, più impotente di tutti gli impotenti della terra!
Poi un viandante, un predicatore, un domenicano, mi si è fatto compagno nel cammino e "Cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a Lui" (Lc.24, 27). Allora non mi accorgevo ancora che il viandante che mi camminava a fianco era proprio Lui, il Signore; i miei occhi erano incapaci di riconoscerLo!
Allo spezzare del Pane della mensa e della Parola però anche i miei stolti occhi compresero! Il Signore è là, Risorto, mi si fa vicino per permettere anche a me il passaggio, la pasqua.
E come i discepoli di Emmaus, anch'io torno indietro e mi dirigo verso Gerusalemme per annunciare agli altri, ai miei fratelli, che Lui è risorto.....per scoprire che è apparso anche a loro!
E'nell'ascoltare, nel comunicare, nel condividere, nello spezzare il pane della Parola gli uni per gli altri, che i nostri occhi si aprono e che riconosciamo il Risorto in mezzo a noi: ed è Pasqua, pasqua che ci viene donata da Cristo che si è fatto "tutto a tutti", tutto in tutti ed attraverso tutti.
Buona Pasqua.
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