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Mercoledì, 01 Dicembre 2010 00:00

S.A.E. Novara

Scritto da Lucia Iorio
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Quest’anno, come S.A.E. (Segretariato Attività Ecumeniche), Gruppo di Novara, abbiamo deciso di riflettere sugli Atti degli Apostoli.
Rileggere questi “fatti”, come li chiama il nostro fratello Valdese, Paolo Bensi, per rivedere il nostro essere cristiani riuniti in comunità.
Nel primo incontro il Pastore David Markay ci ha tracciato le linee principali di questo libro. Quello che è emerso subito è che ogni “fatto” è preceduto dalla “potenza” e dalla “forza” dello Spirito. Lo Spirito non è qualcosa di vago, di etereo, di inconsistente, negli Atti degli Apostoli si impone come protagonista: “Lo Spirito Santo e noi” (cfr. Atti 15,28) è l’espressione degli Apostoli.
La chiesa che nasce ha già presente in sé complessità e conflittualità, ma con la presenza dello Spirito si fa luogo, comunione, sacramento, annuncio, diaconia, comunità dei discepoli.
Lo spirito è per tutti, diverso sarà poi il carisma che lo stesso spirito darà a ciascuno.
All’inizio la struttura è minima, ci si ritrova nelle case, si parla di chiese domestiche.
Gli elementi costitutivi essenziali sono pochi: ascolto, comunione, frazione del pane, preghiera.
A chi crede nel nome di Gesù è richiesto il pentimento e farsi battezzare. Ci si riunisce per discernere la volontà di Dio. Il risultato è sempre accolto con umiltà, senza trionfalismo.
Nel secondo incontro anche Francesca Barbano ci ha illustrato di come lo Spirito sia l’elemento unificatore e il protagonista degli Atti.
Data l’importanza dello Spirito, si pone il problema di sapere dove effettivamente parla, dove lo si può sperimentare. Abbiamo il caso di falsi profeti, la necessità di trovare delle certezze diventa forte.
Dal secondo secolo si individua questa certezza nella continuità nella catena dell’episcopato; sarà poi il Concilio di Trento a stabilire, per i cattolici, che attraverso l’Ordinazione è conferita la Grazia.
Per la Riforma, lo Spirito si ritrova solo nei Libri.
Certo rimane un aspetto mai risolto completamente, sempre da riaffrontare, il discernimento fra la potenza divina e il desiderio umano è un lavoro continuo per ciascuno.
Luca richiama già nel suo Vangelo la potenza originaria di Dio, quella creatrice, e, anche negli Atti, dopo l’ascensione di Gesù ci dice che i discepoli restano a guardare il cielo, si radunano in preghiera e aspettano, non sanno bene come proseguirà la loro storia.
E’ la Pentecoste che fa proseguire la storia; ancora una volta e sempre, nei momenti forti c’è l’irruzione dello Spirito che dà una partenza nuova, un rinnovamento all’interno delle strutture stesse. L’avanzamento è reso possibile solo dalla presenza dello Spirito.
Riporto alcune frasi che Lutero scrive nella sua Introduzione al Commento al Magnificat, che dicono bene di questa presenza:“Non c’è però nulla che lo possa manifestare meglio delle sue opere che in noi si manifestano, e vengono sentite e sperimentate da noi; quando poi si fa l’esperienza come egli sia un Dio siffatto che guarda in basso e soccorre i poveri, i disprezzati, i miserabili, gli abbandonati, e tutti coloro che non sono nulla; allora ci diventa teneramente caro, il cuore trabocca di gioia, balza ed esulta dal grande piacere che ha trovato in Dio.
E allora è presente lo Spirito santo, poiché è lui che ha insegnato tale esuberante conoscenza e piacere in un momento di esperienza.”
Proseguiremo i nostri incontri, dopo Settimana di Preghiera dell’Unità dei Cristiani, che quest’anno avrà un tema scelto fra gli Atti.

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