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Mercoledì, 01 Dicembre 2010 00:00

L'inatteso

Scritto da Lucia Iorio
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Avvenne, in una casa di Nazareth, a una fanciulla di nome Maria, promessa sposa di un uomo, chiamato Giuseppe.
Questi i “dati” del nostro Natale, un angelo, il sì di una donna e il corso della storia che cambia. Abbiamo accettato, mentalmente, che in questo avvenimento ci sia la parte più importante della nostra fede di cristiani: un Dio che si fa uomo. L’Eterno che prende carne e sangue nel grembo di una vergine, in un terreno non ancora fecondato.
Se è nelle nostre intenzioni, fondare la nostra vita su questo, risulta scontato che non possiamo prendere la prima pietra della costruzione e metterla da parte, questo, è facile da capire, darebbe tutt’altra costruzione (possiamo pensare ai “cieli di cartone” di cui ci ammoniva Nietzesche: se attacchiamo lì la nostra vita, al momento della difficoltà, crolleremo noi assieme al nostro cielo).
Occore, allora, uno sforzo su quale sia il nostro fondamento e lì investire, quel luogo dove “anche i capelli del nostro capo sono contati” (cfr. Lc 21,18); lì dove anche se perdiamo la vita la sappiamo ritrovata. Confidando che: “il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (cfr. Lc 21,33).
Dunque, “avvenne” o “avviene” che c’è un Dio che guida la storia?
Quello che è accaduto a Maria è stato un episodio circoscritto a duemila anni fa o continuamente l’inatteso fa irruzione nella storia e ne cambia il suo corso?
Cosa, ancora, consideriamo “storia”? Gli avvenimenti messi in atto dalle nostre spinte umane, di sopravvivenza, di potere, di visibilità. Mettiamo nella “storia” solo l’insieme delle nostre miserie, oppure, almeno noi che vogliamo annoverarci fra i seguaci di quel Gesù, dobbiamo, necessariamente, inserire quel canto che è stato di Maria?
Vediamo i potenti rovesciati dai troni, gli umili innalzati? Vediamo almeno nella nostra storia personale l’orizzonte squarciato da una Parola? E vediamo almeno che i nostri criteri di valutazione si modificano, esultiamo e ci rallegriamo per le grandi opere che compie il Signore?
Di cosa gioisce il nostro cuore? Di motivi per rattristarci ne troviamo tanti, alla televisione, sui giornali, nei racconti più o meno dettagliati che ascoltiamo, in tutte le nostre situazioni di fatica.
Se il nostro Natale tiene conto della miseria e, su questa, riconosciamo una misericordia, allora il nostro cuore cambia, allora la nostra testimonianza sarà strada percorribile per chi ci incontra.
“Avvenga di me secondo la tua Parola” e la storia cambia.
In questi giorni ho incontrato due persone che mi hanno saputo trasmettere l’infinito della possibilità di Dio.
Una è Maria Vingiani, che è venuta a salutarci a Roma quando ci siamo riuniti per il Consiglio dei Gruppi Locali del SAE. Ci ha parlato, con l’entusiasmo e la passione di sempre, dell’inizio del suo percorso ecumenico. Si stenta a credere che una donna, in periodo di guerra, contro la volontà della famiglia abbia potuto mettere una pietra per l’ecumenismo in una Chiesa dove c’era la scomunica per chi frequentava un luogo di culto dei “fratelli separati”.
“La storia non è ineluttabile” ha ripetuto con forza e convinzione. “Si può cambiare la storia”.
L’altra è Vittoria Scaglioni, anche lei nell’ecumenismo fin dalla prima ora, mi ha ripetuto più volte, scandendo bene le parole: “Ricordati, tutto e sempre dipende dalle persone! Ricordatelo, tutto e sempre dipende dalle persone”.
Si, siamo noi che possiamo credere o non credere; investire da una parte o da un’altra; mettere al centro della nostra esistenza i poveri sfamati o i ricchi rimandati a mani vuote.
Possiamo continuare a guardare a “tutto ciò che poteva essere e non è stato” (1) o magnificare il Signore perché “ha spiegato la potenza del suo braccio” e quello che ha fatto per i nostri padri continua ad operarlo “di generazione in generazione”.
E Natale sarà in questa misura per noi.
E Natale sarà, nel mondo e nella storia, per tutti coloro che hanno inserito la loro vita nell’inatteso di Dio.
Auguri
    (1) Guido Gozzano: “Non amo che le rose che non colsi. Non amo che
         le cose che potevano essere e non sono state”.

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