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Martedì, 01 Febbraio 2011 00:00

Joint Strike Fighter

Scritto da p.Domenico Cremona
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Pronto? Ciao Don Mario, sono fra Domenico di Agognate! Devo scrivere l’articolo per il giornalino di Agognate e pensando ai contenuti mi sono reso conto che non ho mai trattato il tema degli F35 e visto che la “battaglia” della Commissione giustizia e pace diocesana è quella di informare il più possibile la gente comune su quanto sta accadendo a Cameri (con i soldi dei contribuenti), ho pensato che è tempo di un articolo anche per il giornalino di Agognate.
    Bravo, bella idea, non dobbiamo perdere ogni occasione di informare la gente!
    Ho bisogno il testo dell’ultima scheda che abbiamo preparato per la veglia della pace del 31 dicembre; io ho solo il cartaceo e mi serve il testo in word.
    Se ti interessa, ho appena finito di scrivere un articolo per il prossimo numero della rivista “Popoli e Missione” dove cerco di riassumere la questione degli F35 pensando anche alla gente che non vive a Novara e che, forse, non ha mai sentito parlare di questo costosissimo progetto che colpir  le tasche di tutti gli italiani... Se vuoi, puoi pubblicarlo anche sul vostro giornalino.
    Perché no? Così mi risparmi la fatica di scrivere! Mandami l’e-mail con il testo e lo pubblicheremo!
    Te lo mando subito!
    Grazie don Mario! A presto!


I recenti attacchi ai cristiani in diverse parti del mondo, dall’Iraq alla Nigeria, dal Pakistan all’Egitto, non aiutano certamente ad attivare e ad alimentare tematiche di fratellanza e di pace nelle comunità cristiane. A fronte di questi gesti esecrabili monta in maniera surrettizia anche tra noi un impalpabile ma concreto rifiuto a tutto ciò che è diverso, ritenuto allo stesso tempo anche “nemico”, se nel devozionalismo popolare non fa mai capolino il richiamo a rispondere colpo su colpo, negli interventi che si susseguono su patinate riviste nazionali e in salottiere tavole rotonde televisive, prevale una fede “muscolosa” alimentata da gente che pur dichiarandosi non credente si prosterna fino ai piedi di ecclesiastici perdigiorno dando origine quindi a quel termine di ateo devoto che connota in maniera brillante coloro che vogliono trasformare il messaggio di Gesù di Nazareth in una sorta di religione civile da adattare alla nostra società.  Noi siamo convinti  che la fede, ed in modo particolare la fede cristiana, è solo ed esclusivamente un percorso di vita in cui il credente accetta di seguire i principi del Vangelo e di testimoniarli nel concreto storico in cui è chiamato a vivere. Benedetto XVI nel suo ultimo Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace ricordava a tutti che il mondo ha bisogno di Dio, ha bisogno di valori etici e spirituali, universali e condivisi che solo una prassi religiosa correttamente vissuta può trasformare in esaltanti sentieri di pace.
Ma come si diceva, con i tempi che corrono è molto difficile essere uomini e donne di pace e soprattutto dialogare con chi appartiene al “campo avverso”, eppure i coraggiosi, gli spiriti più nobili dell’umanità sono proprio quelli che sanno dialogare anche con i nemici; chi non ricorda l’esempio di San Francesco che in pieno periodo delle Crociate andò disarmato dal Sultano a parlare di pace. Lo spirito di San Francesco nel ricercare la pace è sempre stato uno dei punti cardini della fede cristiana Venticinque anni fa Giovanni Paolo II diede nuova linfa a questo spirito convocando ad Assisi i responsabili di tutte le religioni del mondo affinché ciascuno con la sua fede, i propri riti e nella cultura a lui più congeniale esprimesse l’anelito di pace dei popoli di tutto il mondo. Il coraggio di stringere la mano a colui che fino a pochi minuti fa era considerato nemico, è un gesto inaudito che solo chi ha una vera nobiltà d’animo sa compiere e non sempre chi fa tali gesti viene capito dai suoi: Ghandi, l’apostolo della nonviolenza del ventesimo secolo, fu ucciso da un fondamentalista indù, Rabin e Sadat, che avevano avviato un nuovo corso di pace tra Israele e Mondo Arabo, vennero uccisi da fanatici della propria gente.
Questa lunga premessa è necessaria per capire come anche nelle realtà periferiche in cui a livello ecclesiale si cerca di impegnarsi per costruire cammini di pace, a volte ci si trova di fronte non solo ad un’opinione pubblica avversa ai termini proposti, ma anche ad una comunità ecclesiale piuttosto tiepida alle sollecitazioni che le vengono rivolte sul tema della pace. Lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle come Commissione Giustizia e Pace della diocesi di Novara, decisamente schierata contro la costruzione e l’assemblaggio degli aerei da combattimento F35 che tra qualche anno avverrà all’aeroporto militare di Cameri nei pressi di Novara.
L’AEREO JOINT STRIKE FIGHTER, che roba è?
Vale la pena  per i lettori di Popoli e Missione presentare una scheda che illustri l’aereo Joint Strike Fighter (F35): esso è un caccia multiruolo di quinta generazione. Il progetto è faraonico, l’F35 è un aereo da combattimento monomotore, monoposto, in grado di operare alla velocità del suono, ma con una velocità di crociera subsonica. E’ ottimizzato per il ruolo aria terra (quindi per l’attacco) ed ha due stive interne per le bombe che possono essere anche di tipo nucleare. Il progetto è realizzato in cooperazione da Stati Uniti ed altre otto nazioni: Regno Unito (primo livello con partecipazione finanziaria pari al 10%); Italia ed Olanda (secondo livello, con partecipazione finanziaria pari al 5%) e Canada, Turchia, Australia, Norvegia e Danimarca (terzo livello con una partecipazione finanziaria pari al 1-2%). Si prevede la costruzione di 3.173 aerei, dei quali 2.433 sono per gli USA. L’Italia ha deciso di acquistarne 131. Da noi si è iniziato a parlare del progetto nel lontano 1996 con il Ministro della Difesa Beniamino Andreatta (primo Governo Prodi), il 23 dicembre del 1998 (Governo D’Alema) è stato firmato il Memorandum of Agreement per la fase concettuale-dimostrativa con un investimento di 10 milioni di dollari, il 24 giugno 2002 (secondo Governo Berlusconi), dopo l’approvazione delle Commissioni Difesa di Camera e Senato è stata confermata la partecipazione alla fase di sviluppo con un impegno di spesa di 1.028 milioni di dollari. Sull’andamento del progetto è stato informato il Parlamento nel luglio del 2004 e nel gennaio del 2007 (secondo Governo Prodi) è stato poi autorizzato uno stanziamento di 904 milioni di dollari. Lo scorso 8 aprile 2009, in concomitanza con i giorni del terremoto in Abruzzo, con una velocità inusuale e sconvolgente, il Senato prima e la Camera dei Deputati poi, hanno dato il via libera al Governo per l’acquisto di 131 cacciabombardieri Joint Strike Fighter al costo di 12,9 miliardi di euro, spalmati fino al 2026, e la realizzazione nell’aeroporto di Cameri (Novara) di un centro europeo di manutenzione. Questi dati evidenziano come i governi di qualsiasi colore hanno sposato in pieno la logica delle lobby delle armi, e mentre si riducono costantemente le spese per la sicurezza dei cittadini, vedi i tagli nelle finanziarie alle forze dell’ordine, questi progetti vengono avallati da tutti.
Fin da quando fu chiaro che il territorio novarese sarebbe stato prescelto per l’assemblaggio finale degli F35, la Commissione diocesana Giustizia e Pace espresse con una nota la propria contrarietà al progetto. E mentre a livello locale, istituzioni politiche, mondo industriale, sindacale ecc., si producevano in entusiastici commenti sull’iniziativa in quanto avrebbe portato posti di lavoro, fatto di Novara un polo tecnologico senza eguali sul territorio nazionale e via dicendo, più sommessamente la Commissione Giustizia e Pace, con la Dottrina Sociale della Chiesa alla mano, ricordava a tutti che la produzione delle armi non è immorale in quanto il prodotto finale è uno strumento di morte, ma è immorale proprio perché investendo risorse e stanziamenti finanziari così cospicui in strumenti bellici, si sottraggono risorse preziose che potrebbero essere utilizzate per lo sviluppo dei popoli e per l’elevazione di intere aree disastrate del nostro paese e depresse in altre parti del mondo.  Se qualcuno ha la pazienza di andare a rileggersi tutti i discorsi che  i vari Pontefici hanno fatto da quando è stata istituita la Giornata della Pace, scoprirà un Magistero lungimirante e profetico, praticamente inascoltato. Gli stessi difensori della vita ad oltranza che allineano in ogni piega nel variegato mondo cattolico, si squagliano come neve al sole quando devono prendere posizione di fronte alla domanda se sono per la pace o per la fabbrica di strumenti di morte!
Mons. Renato Corti, Vescovo di Novara, ha sempre sostenuto l’attività della Commissione Giustizia e Pace; in un intervento fatto al seminario diocesano lo scorso 29 novembre 2010, riprendendo una presa di posizione del gennaio 2007 di mons. Fernando Charrier allora Presidente della Commissione Regionale Piemontese per la Pastorale Sociale e del Lavoro, e di mons. Tommaso Valentinetti in quel periodo Presidente di Pax Cristi, ha affermato: “La necessità di opporsi alla produzione e alla commercializzazione degli strumenti concepiti per la guerra, in particolare alla problematica sorta recentemente sul territorio novarese relativa alla costruzione degli F35”. Ha poi proseguito dicendo che: “Abbiamo la speranza che si arrivi ad un ripensamento, che finora non è avvenuto, che permetta una riflessione più allargata e approfondita capace di incidere nella mentalità delle persone e delle Istituzioni”.
Una speranza, quella di Mons. Corti,  che unita all’impegno della Commissione Giustizia e Pace è destinata a rimanere sulla carta, in quanto ancora una volta la scelta di essere dalla parte della nonviolenza e del Vangelo, pone inevitabilmente chi la fa dalla parte dei perdenti.
Don Mario Bandera
Responsabile Commissione Giustizia e Pace
Diocesi di Novara

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