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Martedì, 01 Febbraio 2011 00:00

Vita e predicazione

Scritto da Irene Larcan
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Finite le feste natalizie, entrato il nuovo anno, passata la Befana, siamo tornati al tempo ordinario, senza luminarie abbaglianti, regali a cui pensare, pranzi e cenoni da preparare. E con i problemi quotidiani che si presentano puntuali, e forse un po’ monotoni, alla nostra attenzione. Problemi che trovano una soluzione e problemi che sembrano insolubili, situazioni a cui l’intelligenza trova vie d’uscita e altre in cui ci troviamo di fronte alla nostra impotenza, la nostra piccola fede vacilla e ci sembra di navigare in acque più tempestose che mai, ci è difficile, se non impossibile, credere ed essere testimoni della nostra fede.
Ma siamo chiamati a dare “ragione della speranza che è in noi”. Come farlo?
Mi viene in mente la lettura che l’avv. Boldon Zanetti, relatore al Convegno di formazione sul tema “Vita e Predicazione” dello scorso settembre a Brescia, ha dato dell’episodio raccontato dall’evangelista Luca dei Discepoli di Emmaus: la loro delusione per quanto avvenuto al loro Signore, viene colmata dall’insegnamento del viandante che si affianca a loro nel cammino di “fuga” da Gerusalemme, dove le loro speranze di un Messia erano miseramente naufragate con la sua morte in croce. Lo sconosciuto sta tutto il giorno con i due, sembra non avere fretta, come invece abbiamo noi, presi dalle tante occupazioni quotidiane, non si sente sprecato a dedicare la sua attenzione a due persone soltanto (nei nostri ambienti il numero limitato delle presenze è spesso considerato un fallimento!!!). E penso con gratitudine ai tanti “viandanti” che mi si affiancano ogni giorno e mi sono compagni nel cammino senza fretta, che mi testimoniano la loro fede e la loro fiducia, che spezzano il pane per me e poi svaniscono ai miei occhi, lasciandomi un cuore che “arde”.

“Quando la gioia di una scoperta, la gioia di un incontro è grande, non riusciamo a tenerla dentro di noi. E allora sgorga la necessità di testimoniarla, predicarla cioè, appunto, di “parlare di Dio”.  
L’esigenza di parlare di Dio, testimoniarlo è sempre stata una consapevolezza della Chiesa, e ce l’ha ricordato recentemente il Papa nell’omelia tenuta lo scorso maggio durante il viaggio in Portogallo. “Bisogna che diventiate con me testimoni della risurrezione di Gesù. In effetti, se non sarete voi i suoi testimoni nel vostro ambiente chi lo sarà al vostro posto? Il cristiano è, nella Chiesa e con la Chiesa, un missionario di Cristo inviato nel mondo”.
Del resto la Bibbia è disseminata di indicazioni che il culto a Dio consiste nel rivolgersi alle realtà umane, alle situazioni del mondo.
“Imparate a fare il bene, cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova”. Sono parole di Dio dette tramite il profeta Isaia (Is.1,17) indicando che il culto gradito a Dio non può prescindere da queste attività.”
Così citava il relatore e mi conforta l’idea della preghiera “nell’ordinario”; la preghiera che si svolge compiendo bene i doveri del proprio stato (per me in questo tempo quello di figlia che assiste la mamma malata); il vivere in armonia con il Signore aiuta ad avvicinare l’altro, facendo azione di vera predicazione.
E concludeva:
“La nostra vita allora diventa predicazione; allora possiamo mettere un accento sul titolo del nostro incontro di oggi: La vita “è” predicazione.”
Chiudo davvero, con una frase di Sant’Agostino: “Volete dire le lodi a Dio? Siate voi stessi quella lode che si deve dire, e sarete la sua lode, se vivrete bene” (Agostino -  Discorsi, 34 - Uff. letture, 3 settimana dopo Pasqua - martedì).

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