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Venerdì, 01 Aprile 2011 00:00

Ricordando La Pira

Scritto da Pier Paolo Boldon Zanetti
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“Abbiamo assoluto e urgente bisogno di ricordare che Dio suscita in ogni epoca veri testimoni.”
Credo che questa affermazione di Oretta Avella, laica domenicana della fraternita di Bergamo, costituisca una felice sintesi delle due testimonianze che ci vengono proposte, una della stessa Avella, riguardante La Pira, e l’altra, giuntami dall’amica Marilù, il ministro pakistano Bhatti, di recente ucciso.
Pur nella diversità delle biografie e dei contesti storici  e culturali in cui sono vissuti questi nostri fratelli nella fede, è comune ad entrambi il grande amore per i poveri, l’impegno per la pace, la passione per Cristo.
Stiamo vivendo momenti terribili per il mondo: adesso, come scrive Marilù in un’altra lettera, “è il nostro momento, il momento di testimoniare nella serenità e nella disponibilità la Speranza che coltiviamo alla luce della fede”, perché, mi ricorda Fernanda – che ringrazio per i contributi che mi ha inviato e che per motivi di spazio non posso qui riprodurre – “anche di notte il Regno di Dio cresce”.

Ricordando La Pira

di Oretta Avella

Mi è capitato di recente, come laica domenicana, ma sono vincenziana sia pure da soli quattro anni, di presentare la figura di Giorgio La Pira e di scoprire via via la complessità del compito al quale mi accingevo. Nell’affrontarne la conoscenza si resta colpiti contemporaneamente dalla profondità  del suo impegno spirituale e sociale ma anche dalla vastità del raggio di azione in cui opera, come pure dalla molteplicità dei suoi interessi.
Trasformato da esperienze di vita difficili, offerte a quel Cristo così fedelmente seguito, esperto di diritto, storia, teologia, economia, politica e arte, di relazioni personali anche internazionali, vincenziano per più di mezzo secolo. Donato domenicano (cioè laico domenicano consacrato), innamorato della Vergine Maria, prima ancora, con dispensa canonica, terziario francescano, grande intrattenitore e pubblicista su riviste come il Samaritano  (oggi La san Vincenzo in Italia), su Cronache sociali con Lazzati e Dossetti, su L’Osservatore Romano, autore di vari saggi.
 Fu, come è noto, redattore di più articoli della nostra Costituzione, tre volte deputato e tre volte sindaco di Firenze, promotore di cinque Convegni Internazionali per la pace e la civiltà, di un altro dei sindaci delle capitali mondiali (unire le città  per unire le nazioni), di quattro Colloqui del Mediterraneo per l’incontro della famiglia di Abramo (ebrei, cristiani, musulmani). Autore, in qualità di presidente del Consiglio Superiore Toscano della Conferenza di San Vincenzo,  di un singolare epistolario diretto alle claustrali di tutto il mondo, ma anche a persone di ogni ceto ed età: laici e religiosi, sacerdoti e pontefici, politici e carcerati, giovani e anziani, malati, studenti... Instancabile viaggiatore e messaggero di pace, coraggioso con gli avversari, incrollabilmente devoto nelle irrisioni, audace nelle iniziative sociali, fermo di fronte alle denunce, fu sempre sostenuto e animato da un eccezionale spirito di servizio in favore dei più deboli.
È stato avvicinato al Beato Ozanam, con cui in effetti ha parecchi punti di contatto e non solo per l’amore per i poveri, ma per la concezione teologica della storia e per l’appassionata conoscenza dei vari aspetti delle civiltà dei popoli: conoscere cioè il cammino dell’uomo per meglio aiutarlo nelle sue necessità contro le ingiustizie e gli errori ideologici, fu il loro comune sentire ed agire. La Pira nella nostra epoca ha aperto vie di pace, di moralità, di fraternità, di speranze profetiche come nel viaggio a Fatima e a Mosca nel momento dei blocchi contrapposti di America e Russia, o ad Hanoi da Ho Chi Minh per far cessare la guerra nel Vietnam. Esaurirne la biografia è impresa impossibile, ma potrebbe giovare a chiunque seguire almeno in parte le tracce di questo sconfinato italiano che riuscì a conciliare gli opposti, ad attendere fiducioso e a smuovere tempi migliori citando Abramo e S. Paolo con uno dei suoi motti preferiti: spes contra spem, sperare contro ogni speranza. Il Nobel per la pace proposto dalla Facoltà di Giurisprudenza di Firenze  (insegnò diritto romano per quarantasette anni!) glielo ha conferito il Signore stesso con l’apertura del processo canonico nel 1986 in S. Marco a Firenze, passato poi a Roma nel 2005. Abbiamo bisogno anche della sua beatificazione perché si riparli di lui per trarne fiducia ed esempio in Italia, in Europa, nel mondo. Abbiamo assoluto e urgente bisogno di ricordare che Dio suscita in ogni epoca veri testimoni.

Ricordando Shabbaz Bhatti

di Marilù Semizzi

Carissimi,
     all’inizio di questo Cammino di conversione della Quaresima desidero leggere con voi le parole del testamento spirituale che il ministro delle minoranze religiose pakistano Shabbaz Bhatti, classe 1968, ha preparato come video, presentendo la sua fine.
Si era battuto per la liberazione di Asia Bibi, la donna pakistana che rischia la pena capitale per aver difeso le sue idee cristiane con delle colleghe. Per essersi battuto per l’abolizione della legge antiblasfemia (che porta nei fatti alla persecuzione di tutti i non islamici), il ministro Bhatti è stato ucciso il 2 marzo u.s. a Islamabad con trentacinque colpi di arma da fuoco.
Un fratello nella fede da pregare, perché ci ottenga dal Padre una fede forte e una Carità senza condizioni come le sue.
Mi piace leggere con voi queste sue parole, che ci guidino a essere fedeli.
Buona Quaresima a tutti voi, uniti nel Signore

«Sono nato in una famiglia cattolica. Mio padre, insegnante in pensione, e mia madre, casalinga, mi hanno educato secondo i valori cristiani e gli insegnamenti della Bibbia, che hanno influenzato la mia infanzia. Fin da bambino ero solito andare in chiesa e trovare profonda ispirazione negli insegnamenti, nel sacrificio, e nella crocifissione di Gesù. Fu l’amore di Gesù che mi indusse ad offrire i miei servizi alla Chiesa. Le spaventose condizioni in cui versavano i cristiani del Pakistan mi sconvolsero. Ricordo un venerdì di Pasqua quando avevo solo tredici anni: ascoltai un sermone sul sacrificio di Gesù per la nostra redenzione e per la salvezza del mondo. E pensai di corrispondere a quel suo amore donando amore ai nostri fratelli e sorelle, ponendomi al servizio dei cristiani, specialmente dei poveri, dei bisognosi e dei perseguitati che vivono in questo paese islamico. Mi è stato richiesto di porre fine alla mia battaglia, ma io ho sempre rifiutato, persino a rischio della mia stessa vita. La mia risposta è sempre stata la stessa. Non voglio popolarità, non voglio posizioni di potere. Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo. Tale desiderio è così forte in me che mi considererei privilegiato qualora - in questo mio battagliero sforzo di aiutare i bisognosi, i poveri, i cristiani perseguitati del Pakistan - Gesù volesse accettare il sacrificio della mia vita. Voglio vivere per Cristo e per Lui voglio morire. Non provo alcuna paura in questo paese. Molte volte gli estremisti hanno desiderato uccidermi, imprigionarmi; mi hanno minacciato, perseguitato e hanno terrorizzato la mia famiglia. Io dico che, finché avrò vita, fino al mio ultimo respiro, continuerò a servire Gesù e questa povera, sofferente umanità, i cristiani, i bisognosi, i poveri».
Per approfondimenti:
 http://www.asianews.it/notizie-it/Shahbaz-Bhatti,-cattolico-difensore-dei-deboli-e-degli-emarginati-20915.html
Video su Youtube: http://www.youtube.com/watch?v=mpmgWkFSAk8



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