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Mercoledì, 01 Giugno 2011 00:00

Ho fatto per più di 40 anni il giudice

Scritto da Pier Paolo Boldon Zanetti
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Torino, 2 maggio 2011
Caro padre Ennio,
                              ho letto sul numero di “Agognate –Lettera agli amici” uscito in aprile il Suo articolo intitolato “Indignatevi senza scoraggiarvi mai!” e desidero esprimerLe il mio vivo ringraziamento per le Sue considerazioni, che condivido pienamente. Sono anch’io indignato per la situazione attuale dell’Italia, avvelenata da una spudorata immoralità che domina  sia nella vita politica, sia nei rapporti sociali, economici e sessuali. Lei definisce tale situazione “uno tsunami”, e tale espressione esprime efficacemente la vastità di un imbarbarimento che coinvolge tutta la società, ponendo una pesante ipoteca sulle generazioni più giovani.
   Io ho ottantasei anni: ho quindi vissuto l’aspra realtà del fascismo, la disastrosa guerra 1940-45 in cui il fascismo gettò l’Italia, l’occupazione nazista, l’entusiasmo della Liberazione e della ricostruzione dell’Italia distrutta dalla guerra, l’elaborazione di una Costituzione centrata sul valore della persona umana e quindi ricca di fermenti democratici, lo sviluppo della Gioventù di Azione Cattolica (i tempi di Carlo Carretto!), la comparsa di Papa Giovanni XXIII e la sua immensa preveggenza nel convocare il Concilio Vaticano II, gli appassionanti anni trascorsi nell’impegno di divulgare le straordinarie “novità conciliari”, la stagione orrenda delle Brigate Rosse e dell’uccisione di Aldo Moro e di tante altre personalità (magistrati e non magistrati), le speranze suscitate dai governi Prodi; poi la precipitosa caduta “a vite” del costume politico e sociale, il mostruoso diffondersi delle mafie, dell’egoismo e della immoralità in tutti i settori della vita pubblica e privata, il trionfo della “vanità” e dell’individualismo (che – come Lei dice giustamente – taglia le radici stesse della Speranza).
   Ho fatto per più di quarant’anni il giudice e, proprio alla luce di quella esperienza, sono in grado di valutare l’assurdità delle pesanti accuse che vengono oggi rivolte alla giustizia italiana, la cui lentezza ritengo addebitabile alla scarsità e povertà dei mezzi che i Governi italiani forniscono all’Amministrazione della giustizia, spesso lasciata allo sbando, senza personale sufficiente e senza strumenti operativi adeguati. Si pensi, ad esempio, che – mentre a livello politico si fa uno spreco scandaloso di “auto blu” – vi sono Procure della Repubblica e giudici istruttori carenti di mezzi di trasporto; e che spesso negli uffici giudiziari le fotocopiatrici sono difettose o manca addirittura la carta per fare le fotocopie. Io ho presieduto per vari anni la seconda sezione penale della Corte di Appello di Torino: eravamo in sette giudici (due presidenti e cinque consiglieri di Corte di Appello), che formavano a turno i vari collegi giudicanti (composti di un presidente e di due consiglieri); avevamo un carico di qualche migliaio di processi che ci giungevano, in fase di appello, da tutti i Tribunali e le Preture del Piemonte e della Valle d’Aosta. Tra quei processi ce n’erano molti che, per la natura dei reati o per il numero degli imputati o per entrambi i motivi, avrebbero, - ciascuno di essi – impegnato un presidente e due consiglieri per vari giorni: si pensi che ogni processo deve essere preventivamente studiato dal giudice che sarà relatore, poi deve essere discusso in udienza - a volte per settimane, se ci sono parecchi imputati da sentire e parecchi avvocati che devono svolgere le loro difese (mi è capitato di presiedere un processo con 70 imputati!) – e che infine, dopo la camera di consiglio e la pronuncia del dispositivo in udienza, il giudice relatore deve motivare per iscritto la decisione, dando conto del perché il tribunale (o la Corte di Appello) ha deciso in un modo anziché in un altro; e ciò comporta un lavoro che, a seconda del numero di imputati e del numero di questioni giuridiche che il processo presenta, richiede un certo periodo di tempo.
   Ciò chiarisce perché un processo comporta un immenso lavoro, il quale richiede necessariamente tempi che diventano lunghi sia per la massa dei processi da smaltire, sia per le questioni che essi involgono, sia perché talvolta gli avvocati hanno interesse a sollevare questioni che rallentino il processo, nella speranza di arrivare alla prescrizione del reato per decorso del tempo.
Pur avendo le mie idee politiche, ho sempre praticato la più assoluta neutralità nelle mie decisioni giudiziarie. So bene che qualche magistrato, dopo alcuni anni di professione giudiziaria, si è dedicato alla politica; e mi rendo conto che ciò può dare adito a critiche e a dubbi sulla imparzialità delle sue pregresse decisioni giudiziarie. Ma penso che sia una forzatura ricavarne certezze per accusarlo di scorrettezza nel suo pregresso operato di giudice. E la forzatura diventa enorme e pretestuosa quando pretende di gettare sull’intera categoria dei magistrati (cioè sul potere giudiziario, che è il terzo potere dello Stato) l’accusa di essere politicamente schierata e di usare il suo potere per prevaricare sul potere esecutivo. Tutto ciò mi sembra finalizzato a distruggere l’equilibrio fra i tre poteri dello Stato, modificando la fisionomia della nostra Costituzione: la quale, in effetti, sta subendo imponenti manomissioni, che finora sono state provvidenzialmente arginate dalla Corte Costituzionale.
   Grazie, dunque, del Suo invito alla chiarezza, a non perdere il coraggio e a continuare una “resistenza” che poggia saldamente sui valori umani e sulla speranza cristiana.
   Un caro saluto a tutti i membri della comunità e, in particolare, a Pier Paolo, caro amico e figlio di un valente magistrato. E ancora grazie per il Suo articolo e per la intensa collaborazione alla “Lettera” di Agognate.
                                                                          Rodolfo Venditti
Presidente aggiunto della Corte di Cassazione e già Docente di Diritto penale militare nell’Università di Torino, Rodolfo Venditti in più occasioni ci ha onorato della sua presenza e ci donato la sua competenza; esperto cultore di musica classica, nell’ambito dei “Sabati di Agognate” ci ha offerto momenti intensi di meditazione spirituale attraverso l’ascolto della grande musica. Gli siamo grati per la sua amicizia e per questo suo prezioso contributo sulla situazione italiana ed in particolare della magistratura.

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