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Mercoledì, 01 Giugno 2011 00:00

Referendum: atto di democrazia

Scritto da p.Domenico Cremona
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“I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le “operazioni” che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un’autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.
Molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più. Vuole una conferma di quanto dico? Confronti il voto che gli italiani hanno dato in occasione dei referendum e quello delle normali elezioni politiche e amministrative. Il voto ai referendum non comporta favori, non coinvolge rapporti clientelari, non mette in gioco e non mobilita candidati e interessi privati o di un gruppo o di parte. È un voto assolutamente libero da questo genere di condizionamenti. ... Nelle elezioni politiche e amministrative il quadro cambia, anche a distanza di poche settimane.”
Enrico Berlinguer: “La questione morale”. Intervista di Eugenio Scalfari – La Repubblica – 28 luglio 1981 (estratto).

Poiché l’informazione pubblica sarà piuttosto contenuta nel propagandare i referendum del prossimo 12-13 giugno, utilizziamo questo spazio del giornalino per esprimere, come comunità, il nostro SÌ ai quattro quesiti referendari. Non vuole essere opera di convincimento (probabilmente questo numero del giornalino arriverà in molte zone d’Italia dopo il 13 giugno) e tantomeno una posizione a favore o contro una fazione politica (il testo di Berlinguer sopra riportato rimane di attualità). Così non ci soffermiamo sulle varie strategie attuate dal Governo per boicottare o quanto meno svilire il valore democratico del referendum e il diritto di voto del popolo italiano.1
Il voto elettorale è un diritto irrinunciabile in uno Stato democratico come l’Italia, parimenti il diritto di voto referendario. Anzi, il voto referendario, essendo esterno a giochi di potere quali ad esempio l’assegnazione di poltrone, si configura maggiormente come espressione democratica. Per questo, al di là degli orientamenti politici e indipendentemente dalle ragioni e dai criteri di valutazione che hanno maturato in seno alla comunità di Agognate il propendere per il SÌ dei 4 quesiti referendari, la nostra posizione è quella di sostenere il valore del referendum come forma democratica di espressione diretta del popolo italiano. Questo non solo al fine di raggiungere il quorum di validità del referendum ma soprattutto per non rinunciare al diritto di partecipare direttamente alle attività legislative mediante un atto di democrazia che consente agli Italiani, e non ai parlamentari, di scegliere e distinguere quale sia realmente il bene comune per il nostro presente e il nostro futuro.
I quattro quesiti referendari di questa tornata elettorale 2011 mirano all’abrogazione di leggi non estranee ad interessi personali o favorevoli a produrre ricchezza per pochi impoverendo ulteriormente i molti.
Chi trarrà beneficio dalla privatizzazione della gestione dell’acqua? Con la legge Ronchi – quella che i due referendum sull’acqua vogliono abrogare – l’acqua entra di diritto nel vortice delle leggi del libero mercato e non sarà più possibile controllare i rincari sulle bollette da pagare (in alcune zone italiane dove la privatizzazione si è già attuata c’è stato un rincaro medio del 300%).
Gli interessi di chi si aggiudicherà i contratti di gestione dell’acqua non hanno bisogno di essere esplicitati: l’acqua come bene comune e non privato, è un diritto universale riconosciuto recentemente anche dall’ONU (documento votato all’Assemblea Generale del 28 luglio 2011).

Anche le stime sui rincari delle bollette Enel per il nucleare saranno vertiginosi: dal 2000 nelle attuali bollette Enel sono stati inserite delle tasse (il 20% della bolletta) definite oneri di sistema e riportate sul retro della bolletta con delle sigle e l’importo corrisposto; tra questi oneri di sistema c’è una tassa sullo smantellamento delle centrali nucleari e sullo smaltimento delle scorie radioattive prodotte fino al 1987 (data del referendum); a distanza di oltre 20 anni, gli impianti e le sostanze radioattive prodotte sono ancora in buona parte da smantellare e smaltire e per molto tempo dovremo ancora pagare in bolletta Enel questa tassa che frutta annualmente all’Enel circa 150 milioni di euro. Gli interessi di chi si aggiudicherà – in maniera assolutamente trasparente – le gare di appalto e la lievitazione dei costi in fase di realizzazione riempirà poche tasche e svuoterà la maggior parte di quelle della popolazione italiana: prendere in mano una bolletta Enel sarà più pericoloso che infilare due dita nella presa di corrente!
Ma è bello e rassicurante sapere che la privatizzazione dell’acqua e la costruzione di nuove centrali nucleari sono scelte politiche esclusivamente per il bene comune.
Oltre ai privilegi e agli interessi di pochi (mafiosi) vanno considerati anche gli effetti d’impatto ambientale che la privatizzazione della gestione dell’acqua e la costruzione di centrali nucleari con i rifiuti radioattivi produrranno.
Infine il quarto referendum per l’abrogazione del legittimo impedimento (legge 7 aprile 2010, n. 51) non ci riguarda direttamente in quanto la maggior parte della popolazione italiana non sarà mai eletta alla funzione di Presidente del Consiglio o di Ministro e – qualora dovesse trovarsi ad affrontare un processo – non beneficerà del legittimo impedimento. Tuttavia questo quarto quesito referendario ci pone di fronte ad una scelta di giustizia che dice che la legge è uguale per tutti.

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